venerdì 8 settembre 2017

Alan Moore su Trump, la magia e tante altre cose


Alan Moore recentemente è stato intervistato dalla televisione francese, con una miniserie di otto video, dove nell'arco di pochi minuti riassume le sue posizioni e le sue riflessioni sul mondo, la politica, il cinema e ovviamente, la magia. Come H. P. Lovecraft, Alan Moore è quel genere di scrittore che trovo interessante tanto – se non a volte di più – delle sue opere. Ormai mi è impossibile capire se ho anch'io le sue stesse opinioni perchè la penso allo stesso modo, o semplicemente perchè l'ho talmente letto e ascoltato che l'ho interiorizzato e lo ripeto a memoria (!).
Ad ogni modo, visto che la trasmissione è in inglese con sottotitoli in francese, ho pensato di tradurla per mio conto e pubblicarla qui; ovviamente non è tutto e alcune espressioni mi erano indecifrabili. Consiglio, as usual, di rivolgersi alla versione originale, che è anche bene diretta. I francesi hanno una cultura in campo popolare invidiabile – saranno una manica di arroganti in altri campi, ma nell'arte e nella scrittura non li posso che invidiare.


Credo che Moore colpisca al cuore della questione quando critica la cultura attuale. 
Al momento, in America ed Europa non abbiamo più una cultura nel senso moderno del termine. 
Non abbiamo una cultura del 21' secolo per gli abitanti del 21' secolo. 
Le generazioni nate nel 2000 non stanno vivendo né una cultura del 21' secolo, né una corrispondente controcultura. Ogni singola, fottutissima, cosa che esperiamo è una riproduzione della cultura popolare del XX secolo. E' una copia, è un patetico plagio, è una riproduzione fine a sé stessa. Ci sono manufatti culturali che potrebbero riflettere la nostra epoca, ma rimangono in ombra, nascosti. Non c'è una direzione unitaria, una tendenza dominante, un movimento che con la sua filosofia, il suo stile, la sua ideologia pervada la nostra epoca. 
Non abbiamo un equivalente del Modernismo. O del Brutalismo. O dell'art nouveau fin de siecleO del Neoclassico. 
Non abbiamo un movimento come il Romanticismo. O il Modernismo. O l'Illuminismo. O il Positivismo. 
Qualunque sia il campo, non c'è nulla, se non la stanca, nauseante ripetizione dei decenni passati. Una cultura certo straordinaria, ma che abbiamo già sperimentato più e più volte. 
Avevo vomitato contro i Pokemon, un anno fa. Non ho nulla contro i Pokemon, sono una bellissima invenzione... per gli anni '90 dove sono nati. Basta, diamine. Lasciateli morire in pace. 
Avevo vomitato cinque anni fa, contro la cultura anni '80. All'epoca immaginavo che qualcosa sarebbe cambiato. Patetico illuso che non sono altro, nel 2015/2016 la situazione se possibile è peggiorata ancora e ancora di più. La Disney letteralmente manovra i suoi registi come se fossero marionette da circo. Vuoi imporre la tua visione, il tuo gusto, le tue scelte di regia e sceneggiatura? Fuori dai coglioni, vogliamo un prodotto talmente limato, talmente mogio e senza palle, che possa piacere a tutti. Senza in realtà piacere a nessuno. Basti guardare le difficoltà con Star Wars IX. E non fraintendetemi, adoro Star Wars: come una saga nata in un preciso momento storico e appartenente a una precisa mentalità propria della fine anni '70, inizio anni '80. Se vuoi ancora proporre Star Wars, proponi qualcosa di nuovo. Qualcosa per il 21' secolo
Come osserva Alan Moore, la cifra dominante del 21' secolo è la complessità. Viviamo nel secolo dove meno si dovrebbero usare slogan e semplificazioni, perchè sempre più grazie all'imponente flusso di informazioni che abbiamo a disposizione, siamo consci che viviamo un mondo pieno di sfaccettature. Un mondo dove si dovrebbe agire e giudicare coi piedi di piombo. 
Siamo persone adulte nel 2017: comportiamoci come tali. Non possiamo più generalizzare. Dobbiamo affrontare l'immensa mole di dati e sentimenti che riceviamo dalla tecnologia e affrontarle con un adeguato responso, altrettanto ricco e complesso. Certo, come con gli scacchi, le euristiche sono necessarie. Non gli stereotipi. Non gli slogan. Non le divisioni in tribù e fazioni.
L'unica generalizzazione che accetto, nel 2017, è tra estremamente ricchi ed estremamente poveri. E paradossalmente è l'unica che se proposta, incontra una durissima opposizione. Si potrebbero fare tanti paragoni all'età vittoriana che dal 1860 allo stesso modo doveva orientarsi in un mondo interconnesso e in continuo mutamente. Sarà argomento dei prossimi mesi.
Per ora, l'unica reazione dalla nostra generazione è stata un patetico rintanarsi in sé stessi, un'infantilizzazione che si abbevera spasmodica alla tetta della cultura pop degli anni '80. E il risultato lo vediamo: una non-cultura in un periodo come il nostro, che ne avrebbe più che mai bisogno.

Su Anonymous...


La prima volta che ho visto una protesta di Anonymous, era ancora ai suoi esordi, quando, credo, operavano sotto il nome di Chanology, che era stata inventata in diretta opposizione a Scientology
Posso capire perchè vestire delle maschere, ha senso, quando sei contro una setta religiosa come Scientology.

Poi, molto più tardi, Anonymous cominciò a emergere in tutta la sua forza. Tuttavia penso che l'adozione di massa della maschera di V per Vendetta avvenne solamente dopo il film, che non ho visto e non voglio averci nulla a che fare, perchè era una distorsione di cosa V era, in cui le voci anarchia e fascismo non venivano mai menzionate. Non ne ho più una copia in casa oggigiorno, perchè come altri miei lavori - la gran parte - la mia associazione con essi è fastidiosa, disturbante e mi parlano soltanto di amicizie spezzate e proprietà intellettuali rubate.

Con Anonymous non si può sostenere un movimento così eterogeneo, anche se sostengo gran parte dei loro sforzi. Sono fiero che i moderni movimenti politici possano trovare un qualche uso in quella immagine incredibilmente forte, e posso vedere come dia un certo senso di romantico e drammatico alle proteste e questo è un bene, perchè essendo stato coinvolto nelle proteste in passato, sono incredibilmente noiose e posso vedere come essere vestiti da V per Vendetta possa notevolmente migliorare le cose.

Sulla cultura e controcultura...

La controcultura è l'unico modo di criticare la cultura - esattamente come il marxismo è l'unico modo di criticare il capitalismo.

Dalla fine della seconda guerra mondiale fino al 1990, potevamo dipendere su una nuova controcultura - una rinnovata controcultura, ogni due, tre anni - la cultura della metà del '60, in pochi anni abbiamo avuto il glam, che portò una nuova controcultura completamente diversa, alcuni anni dopo arrivò il punk, con la sua tremenda, esplosiva energia. Questi movimenti arrivarono, in modo rimarcabile, ogni 2/3 anni con la regolarità della fermata di un bus. E poi nel 1995 abbiamo avuto, invece di una controcultura... il britpop. Che non era un movimento culturale genuino, era un revival delle band indie chitarriste, una copia del '60 e del '70.

Quando abbiamo avuto l'emergere di Internet, quando le persone stavano iniziando a comprendere come avrebbe cambiato la nostra società, allora abbiamo realizzato che ah, abbiamo un ruolo, questo è il futuro. E non era il futuro che ci eravamo aspettati e non lo abbiamo capito e penso che culturalmente abbiamo deciso di marciare sul posto, immobili.
Abbiamo così deciso di reiterare e ripetere la cultura con cui eravamo familiari, la cultura del XX secolo, e non abbiamo avuto una controcultura da quel momento, in effetti si può argomentare che non abbiamo avuto nessuna cultura in tutto e per tutto da quel momento! 
Abbiamo bisogno di una controcultura, in modo che la cultura normale non ristagni e muoia definitivamente.

Ho l'impressione che l'attuale tsunami di film americani supereroistici non stia facendo del bene alla nostra cultura per niente. E si potrebbe discutibilmente osservare come il 2016, l'anno in cui la Gran Bretagna ha votato per la Brexit e in cui l'America ha eletto un gigantesco pompelmo (satsuma) nazista, sei dei film con i più grandi incassi erano film di supereroi.
Queste sono brutte notizie per la cultura, se abbiamo questa infantilizzazione, se abbiamo questo rifiuto di crescere, un rifiuto di prendere responsabilità per il mondo adulto in cui ci troviamo tutti ad agire.

Quindi sì, questo è un mondo molto complesso e sì, è spaventoso.
Nessun altro vuole ammettere che siamo la generazione che ha ora la responsabilità.
Quindi ci ritiriamo in queste fantasie di potenza, verso le quali avevo prima un certo disgusto, dopo averle tanto amate nell'infanzia, ora ho come un'avversione tossica nei loro confronti e penso davvero che stiano danneggiando la cultura, stiano danneggiando l'immaginazione umana e penso che alla fine della giornata possano giustamente essere descritte come sogni di supremazia bianca della razza ariana.

Su Northampton, città natale del Bardo...


Quindi, je suis Northampton.
Mi sono sempre sentito strettamente legato ai paesaggi dai quali sono emerso. Penso che questo in una certa misura sia proprio di tutti noi. Le nostre personalità, le nostre vite sono incredibilmente influenzate forse non dalle stelle alla nostra nascita, ma dalla situazione del quartiere dove siamo nati. Dalla situazione in cui i nostri parenti vivevano, che la nostra famiglia ha forse vissuto per generazioni... queste cose posso vedere come potrebbero, definitivamente, influenzare chi diventerai in futuro. Quando lasciai la città per il weekend, un paio di anni fa, ebbero un tornado.
Quindi, è per questo che resto. Senza di me, la città andrebbe a pezzi. E' certo un'enorme responsabilità, ma è di quel genere che sono contento di assumermi.

Se si viaggia molto per il mondo, credo che si arrivi a comprenderlo in un senso orizzontale, si è consapevoli del presente e di come si realizza in diversi modi in tutto il mondo.
Se rimani in un solo posto, ricevi una concezione molto più quadrimensionale del mondo in cui vivi. Vedi tutte queste persone non in un singolo istante di tempo, ma li si vedi con un senso di profondità, nelle loro storie.

Credo di avere ottime basi per dire che Northampton è il centro di questa nazione, almeno.
Anche Dio pensa che Northampton sia il centro della nazione.
E avevo sentito che Adolf Hitler aveva piani d'invasione per l'Inghilterra che apparentemente si concludevano con la presa di Northampton.
Quindi, questo è Hitler, Dio il sottoscritto che siamo tutti piuttosto unanimi nel sottolineare l'importanza e la centralità di Northampton. Pertanto, se qualcuno vuole discuterne, dovrebbero essere conscio verso chi sta attaccando briga.

Sulla Thatcher e Tony Blair...

Odiai Margaret Thatcher. La disprezzavo veementemente. Tuttavia, nemmeno lontanamente a quanto arrivai a odiare Tony Blair.

Margaret Thatcher cambiò completamente questa nazione. Con la sua banale, borghese visione. E raccontò a tutti: oh sì, puoi comprare la tua casa, puoi fare scalata sociale, puoi diventare un medio borghese e un sacco di persone cercarono di comprare la loro casa e la gran parte finì per dormire nelle strade o finirono retrocessi ai più bassi gradini della classe borghese. E questo terminò ogni genere di opposizione alla Thatcher, ma! almeno aveva fatto quello che aveva promesso: era una guerrafondaiaia di destra, commise tutto quello che persone di questo genere finiscono per fare. 
Tony Blair, dall'altro, era membro di un partito che era stata l'unica speranza per la classe operaia; ma non lo voleva più; voleva che fosse solo un'altra versione del partito Tory. Da questo momento in poi mi pare ci sia stata un'accettazione, in questa nazione, che solo le politiche di destra funzionano. Che le politiche di sinistra sono tutte folli. Sono state le politiche di sinistra che ci hanno dato un servizio sanitario dopo le guerre, sono state le politiche di sinistra che ci hanno dato un sistema scolastico dopo le guerre, in modo che i ragazzi della classe operaia avessero almeno una chance di entrare nel mondo allo stesso modo degli altri. Ma con Margaret Thatcher si scelse di tornare indietro e tutt'ora si torna indietro con questa nuova generazione di politici inetti e finti. La soglia di accettabilità è così bassa che non pensavo fosse possibile scendere ancora più in basso.

Sulla Brexit...

Fare un voto di protesta alle elezioni è come decidere di spendere la notte in un hotel, scegliendo di non chiudere a chiave la propria stanza e cagando sul letto come segno di protesta e quindi realizzando che avrai da dormire tutta la notte in un letto di merda.

Non sono così sicuro che le deluse classi lavoratrici siano interamente da biasimare per questo. Sì, lo so, tanti lo erano: votarono per lasciare l'Unione. (…) Penso che ci siano stati altrettanti voti nella classe borghese, che votarono per lasciare, e che per la maggior parte era un voto di protesta. Conosco parecchie persone che la mattina dopo soffrirono un atroce rimorso o mi è stato raccontato di un uomo d'affari che aveva donato un milione di sterline per lasciare e che la mattina del 24 la sterlina era disastrosamente crollata contro il dollaro e che l'uomo d'affari aveva perso soldi per 49 milioni rispetto al valore della sua compagnia.

Questo non sarebbe dovuto al razzismo, che anche giocò un ruolo importante. Questi (gli operai ora in pensione) nel 1960 erano convinti socialisti. Ma il mondo in cui viviamo è molto più complicato del mondo degli anni sessanta. In effetti, penso che la complessità crescente sia la fonte di tutti i nostri problemi

Sulla tecnologia...

La tecnologia accelera tutto.
Durante il Rinascimento abbiamo duplicato la quantità d'informazioni acquisite nelle migliaia di anni precedenti. Poi raddoppiò di nuovo nel corso di due secoli e raddoppiò ancora tra gli anni '60 e '70. E penso che la quantità d'informazioni attualmente stia raddoppiando in meno di un anno. C'è un punto proiettivo dove l'informazione raddoppia ogni frazione di secondo, il che vuol dire che in ogni frazione di secondo acquisiamo più informazioni di quante ne siano esistite in tutta la storia dell'umanità.

La tecnologia, come Internet ad esempio, erode il nostro concetto di geografia fisica, in quanto la distanza perde di senso, le frontiere nazionali diventano sempre più inutili. Quindi cose come i legami nazionali cominciano a evaporare, iniziano a non significare nulla. Le persone che vedono le barriere scomparire e che si sentono spaventate ed esposte, cercheranno disperatamente di far tornare l'orologio indietro, quando comprendevano le cose del mondo - o pensavano di comprendere le cose - una sorta di età dell'oro negli anni '50.
Lo stesso vale per il fondamentalismo religioso. I religiosamente inclini - o alcuni di loro - invece che adattare la propria spiritualità a un mondo in cambiamento, preferiscono dire, “No, noi pensiamo che Dio ha creato l'intero universo in 7 giorni e che ha messo quei fossili di dinosauro per testare la fede dei paleontologi ottocenteschi”.

Questo è ciò che porta all'idiozia fondamentalista religiosa e politica; dobbiamo ricordarcelo, queste persone sono spaventate e si può capire il perchè. Il mondo attorno è in ebollizione; sta cambiando da uno stato a un altro; nessuno ha idea di cosa sta succedendo o di quale sarà il risultato di tutto questo, in particolare i nostri capi che semplicemente cavalcano l'onda del populismo. Non sono in controllo dell'onda, si lasciano trasportare. La nostalgia e il risentimento sono le due cose che portano più direttamente al populismo o al fascismo come movimenti che abbiamo visto in giro per il mondo oggigiorno.

Sul passato e la memoria storica...

Lucia Joyce destinata all'Ospedale Psichiatrico, nel fumetto di Mary e Bryan Talbot, Dotter of Her Father's Eyes
Sembra che abbiamo perso quel rispetto per il passato e per le persone che erano a noi necessarie per esistere.

Quello che volevo compiere con Jerusalem, era prendere queste fragili memorie e tenerle da qualche parte al sicuro, come un messaggio nella bottiglia, per rendere queste effimere e temporarie strade e persone, eterne.

Violet Gibson era famosa per aver sparato a Mussolini sul naso e Lucia Joyce, la figlia di James Joyce, qualcuna che aveva catturato la mia attenzione. Forse l'unica vera erede del talento di James Joyce. Fu posta nelle mani di un'intera sequela di medici e dottori dell'Ospedale, tra i quali, molto sfortunatamente, Carl Jung, che trattò Lucia alla stregua di un libro di suo padre e che finì a St. Andrews (…) dove fu visitata da Samuel Beckett.

Nel parco di Northampton (…) si dice che si trovi sepolto anche un first folio di Shakespeare con una tragedia inedita, assieme a una mummia egizia e un tank della seconda guerra mondiale.
Mi piace pensare che nei giorni dell'apocalisse il grande tumulo ad Abington Park si aprirà per rivelare il carro armato con la mummia che lo cavalca leggendo questa perduta tragedia del teatro di Shakespeare. Spero di vivere abbastanza per vederlo.

Sulla magia, nostra salvatrice...

La magia è politica, la magia è sociale, la magia è cultura, la magia è praticamente tutto.
Dobbiamo tornare indietro al 1993, in occasione del mio 40esimo compleanno, quando avevo avuto un po' troppo da bere e quando decisi all'improvviso alla fine della sera che sarei divenuto un mago.
E la mattina dopo, quando ti svegli, ovviamente pensi “Oh mio Dio, ora dovrò veramente farlo, o altrimenti sembrerò uno stupido. E se lo faccio, probabilmente sembrerò stupido”.

Il linguaggio, l'arte, la conoscenza e la magia sono 4 facce dello stesso fenomeno.
La creatività e la magia sono praticamente intercambiabili. La nostra cultura, oggigiorno, è interamente rappresentata dalle parti e dagli ingredienti squartati della magia. Quello che è successo, è che con l'avvento della società urbana, per la prima volta puoi avere una specializzazione
Puoi essere ad esempio, un prete, che prenderà via dalla magia la sua funzione spirituale
E quei noti bastardi, gli scrittori e gli artisti, che prenderanno dalla magia la funzione visionaria e la nascita di quanto oggi definiamo scienza moderna, che emerse dall'alchimia, che emerse dalla magia. E ovviamente c'è la medicina. Ma la magia aveva ancora il mondo interiore, il mondo della mente, quello era ancora territorio magico; questo fino al 1910, quando Sigmund Freud rimosse quell'ultima vestigia di cos'era la magia, lasciandolo solo i rituali vuoti e senza significato. 
Sì, abbiamo smembrato la magia. Ma questa, in realtà, è solo una parte di una più grande formula magica, la formula chimica Solve et Coagula
Solve significa, alla fin fine, analizzare, rompere la cosa nelle sue più piccole componenti. La seconda parte della formula, Coagula, è la sintesi, è la riunione di tutte queste parti assieme, in una forma che si spera migliorata, o almeno in una forma meglio comprensibile. E mi sembra che questo sia quant'è necessario succeda con la magia, assieme alla cultura e dalla società presente.
Dovremmo cominciare a vedere questa coerenza emergere dal completo stato di dissoluzione in cui attualmente sembra essere la società.

Con l'attivismo e le proteste e l'organizzazione che si sta formando in opposizione a figure come Donald Trump, forse possiamo dire, ottimisticamente, che possiamo vedere l'inizio di questa sintesi, di questo tipo di processo. Questo è per me cos'è la magia, dovrebbe, anzi, è tutto nel nostro mondo.

5 commenti:

Fumetti di Carta (Orlando Furioso) ha detto...

Non so come ringraziarti per il lavorone che hai fatto!
Anch'io sono totalmente in sintonia con Alan Moore (alcuni dicono che sono "un fan"...) e bevo volentieri ogni sua intervista o dichiarazione, ritrovandomi ogni volta a concordare con tutto.
Purtroppo per me il mio inglese e il mio francese non sono buonissimi, quindi, di nuovo, ti ringrazio infinitamente per l'opportunità che mi hai dato di leggere comodamente in italiano le parole del Bardo :)
Questa sera vedrò anche i video su Arte, e anche qui ti ringrazio per il link.
Un carissimo saluto.
Orlando

LorenzoD ha detto...

In due post sparati uno dietro l’altro metti molta carne al fuoco.

Il mondo d’oggi è molto più complesso rispetto a soli 30 anni fa. E non dipende solo dalla quantità impressionante di materiale che viene prodotto, ma anche dalla mai vista prima disponibilità di questo materiale. Praticamente tutto, da qualsiasi parte del mondo, è accessibile istantaneamente.
E trovo che sia una cosa bellissima, però porta a quel fenomeno di future shock al quale la nostra mente non è preparata.
Non posso neanche dire che sia tutta colpa nostra. In milioni di anni l’evoluzione ha forgiato il nostro cervello per rispondere a determinate caratteristiche ambientali, che non comprendevano Facebook e Whatsapp. Come non era tra queste l’esistenza di comunità di milioni di persone, con migliaia di contatti da gestire. E intendo proprio gestire a livello di cervello. Io ho difficoltà a ricordarmi i nomi di tutti i miei colleghi, pensa di alcuni milioni persone con le quali magari condivido la comunità di… una cosa a caso… Game of Thrones. Basta leggersi David Wong e la sua teoria della Monkeysphere, basata sul numero di Dunbar: in breve (ma ti invito a leggerti l’articolo di Wong) possiamo considerare come appartenenti alla nostra tribù solo un numero limitato di persone, tutte le altre diventano non-persone, e questo è un limite hardware del cervello umano.

Penso che da questo segua anche la difficoltà di elaborare una cultura (e controcultura) del 21° secolo, soprattutto se si considera i rapporti del “Mondo Occidentale” con il resto del globo. Modernismo, Brutalismo, Art nouveau, Neoclassico, Illuminismo, Positivismo… sono tutte culture nate in occidente in contesti che direi molto localizzati (Europa, poco più, anche se dovrei verificare meglio), cosa del tutto comprensibile quando la realtà che ti sta attorno, quella cioè che ti viene presentata davanti, è solamente quella occidentale.
Al giorno d’oggi, grazie all’accesso di cui si parlava sopra, veniamo a contatto con culture di tutto il mondo. E per il discorso della monkeysphere, abbiamo difficoltà ad accettare queste altre culture.

Che poi è un fenomeno a due vie. Tutti i film di successo Hollywoodiani (tanto per fare un esempio) sono ormai pensati per il mercato estero, tanto che si cerca di ridurli ai minimi comuni termini per poterli rivendere in altri mercati. E questo porta una semplificazione dell’opera e del suo messaggio. Dicono, per esempio, che le commedie siano destinate a sparire in futuro perché difficili da vendere in mercati di popoli che hanno un altro senso dell’umorismo rispetto al nostro.

Contrariamente a quanto la gente pensi, la conoscenza non porta la pace. Come mostra Nate Silver in Il Segnare e il Rumore, tutte le grandi invenzioni che hanno portato a una diffusione delle cultura hanno portato anche a un aumento dei conflitti. E basta vedere i gruppi di odio su Facebook su tantissimi argomenti oggetto di discussione, per rendersi conto che Nate non è troppo lontano dal vero.

Possiamo anche vedere la cosa da un altro punto di vista: il mondo occidentale è destinato a diventare sempre più irrilevante, non è che ci sia l’obbligo di sviluppare una cultura per il 21° secolo: possiamo lasciare che chi veramente vivrà questo futuro (e non saremo noi, saranno africani, musulmani, cinesi etc…persone che nella nostra monkeysphere non consideriamo nemmeno) si adegui per conto suo mentre noi possiamo tranquillamente intrattenerci con le glorie passate mentre trapassiamo in pace. È una visione che mette tristezza. Ma mi chiedo: cosa fare per combatterla?

Coscienza ha detto...

@OrlandoFurioso

Ho cominciato ad approfondire Alan Moore proprio da quel gigantesco archivio che è il tuo blog e ovviamente l'infaticabile sito di Smokyland, che traduce sempre le curiosità più notevoli sul Bardo.
Quindi sarei io che dovrei ringraziarvi, in realtà :-D

La trasmissione è interessate. Sono brevi spezzoni, ma risultano sorprendentemente densi. E' sciocco dirlo, ma Moore mi sembra in gran forma – forse solo perchè ha scelto di pettinarsi i capelli, il che allontana il paragone con Rasputin. Nell'articolo mancano alcuni passaggi su Northampton e la Brexit, oltre che sulla storia di Anonymous.

Coscienza ha detto...

@Lorenzo Davia.

Divido la risposta in due parti, perchè la sezione "commenti" di Blogspot mi sta dando problemi.

E' una questione complessa, perchè dai per scontato alcuni elementi che non sono così ovvi.

L'Europa, gli Stati Uniti, il Giappone, la Corea, la Russia, gli stati dell'Europa dell'Est (in parte), le nuove Europe (Australia, Nuova Zelanda, Oceania) possiedono un'infrastruttura e una potenza industriale e politica che può giocare un ruolo rilevante a livello globale.
Tuttavia, non vedo emergere una cultura dominante da parte degli “africani, musulmani, cinesi etc”.
Gli Stati Uniti sembrano sull'orlo del collasso a causa di una direzione incompetente e di un momentaneo arresto, ma come osserva sempre Chomsky, a livello militare rimangono imbattuti. Non riesco a immaginare al momento il sorgere di una terza potenza. Al di fuori degli stati elencati, il benessere dei cittadini è a livelli estremamente mediocri. La Cina è in forte crescita, ma non può al momento competere, mentre il continente africano ha arrestato da tempo l'industrializzazione avviata negli anni '60.

Si può dire, in un certo senso, che le aree “ricche” delle città tendono sempre più ad assomigliarsi, così come le aree “povere”: una baraccopoli in sud america assomiglia sempre di più alla periferia di Detroit, mentre un'area residenziale in India è indistinguibile dal centro “borghese” di una città dell'Europa occidentale. Tuttavia credo sia veramente presto per dire che il mondo occidentale è “irrilevante”, anzi.

Sotto il profilo culturale molta di quella che viene considerata cultura “nuova”, esotica, è una banale rielaborazione delle fiabe e delle leggende antiche di quel popolo. La fantascienza cinese mi sembra un esempio lampante; quando viene additata come “diversa” in realtà sta riproponendo con un'altra veste la propria mitologia. Non c'è una corrente culturale “nuova”, piuttosto una rivendicazione culturale, come il nazionalismo ottocentesco, con l'invenzione di popoli e tradizioni.

Coscienza ha detto...

@Lorenzo Davia

Quello che sarebbe necessario è un movimento che sia cosmopolita. L'esempio con l'architettura è calzante, perchè il modernismo, ad esempio, è legato ad alcuni canoni stilistici che non sono “nazionali”, ma legati puramente a un gusto estetico proprio della ragione umana. Io odio il modernismo, intendiamoci, il suo disprezzo per l'ornamento ha prodotto mostri, ma effettivamente come edifici era sorprendentemente versatile, perchè poteva essere adottato da tutti, senza distinzioni.
Allo stesso modo il Brutalismo – che è molto più interessante! – nel suo uso del cemento, delle costruzioni gargantuesche, nel suo “imporsi” come scultura-edificio, è slegato dall'appartenenza a un'etnia o un popolo. Infatti uno dei più grandi architetti brutalisti fu Kenzo Tange... un giapponese.
Quello che si deve comprendere è che se si vuole una cultura “globale” e adatta al 21' secolo, questa deve superare i conflitti, non esacerbarli. E per fare ciò, deve abbandonare l'ossessiva valorizzazione dell'identità culturale, a favore di un elemento superiore. Purtroppo, se si guardano i dibattiti attuali, da entrambe le parti al momento si è fissati sulla valorizzazione dell'identità. C'è una stretta simmetria, tra il cittadino che difende la sua “appartenenza” a una terra e dall'altro la minoranza “oppressa” che ossessivamente vuole difendere la sua “cultura” minacciata. In entrambi i casi c'è una fissazione quasi patologica nel difendere una presunta identità di base. Il richiamo al sangue e alla terra è un rimprovero spesso additato ai movimenti fascisti e populisti, ma io sto cominciando a vedere nei discorsi anche nel fronte opposto un'identica fissità mentale: concetti come “appropriazione culturale”, la malsana volontà di avere i film italiani con attori italiani, i film cinesi solo con attori cinesi, il razzismo verso il “proletariato bianco” da parte dei democratici americani, ecc ecc. Bisognerebbe abbandonare la ricerca della “diversità” fine a sé stessa, proponendo invece l'omogeneo e l'uniforme, che permettono quell'uguaglianza e quella rappacificazione propria del cosmopolitismo.