venerdì 16 maggio 2014

Il fumetto come geroglifico? Scrittura e arte con Barry Windsor-Smith


Leggere un fumetto non è come leggere un libro. O ammirare un'opera d'arte. 
Un libro si legge; si decifra un codice, che permette di tradurre alcuni segni in parole e queste parole in oggetti, sentimenti, scene, storie. Un'opera d'arte, molto banalmente, si guarda. La si osserva. Si forma un'interessante paradosso, per cui l'immagine in se cessa di esistere come qualcosa di "materiale" per diventare qualcos'altro di vincolato, ma al contempo indipendente dal supporto fisico. Quel quadro tanto stupendo da rapirti in un'altra dimensione. Quella fotografia in cui vedi qualcos'Altro dalla semplice, fotorealistica appunto, resa del soggetto fotografato. Non un pezzo di realtà, ma un'immagine di quella realtà. E' capitato a tutti di guardare la foto della propria tessera d'identità e guardare un estraneo in un altro luogo, un altro tempo. 
La scrittura, codice. L'arte, un'immagine, un "guardare dentro"
Sono questioni su cui è già stato scritto a sufficienza in quegli ambiti all'intersezione dell'Estetica e della Semiotica.

Tuttavia, nel caso del fumetto, pongono interrogativi interessanti: devo "leggere" un fumetto come un romanzo? O piuttosto ammirare le sue immagini, come fossero un manuale di opere d'arte?
Non è un po' lo stesso quesito che pongono i geroglifici?
La parola cane, scritta su una lavagna, per quanti significhi un cane, non raffigura un cane.
E un cane disegnato, non corrisponde alla parola scritta "cane".
Ma nel caso di un geroglifico? Un geroglifico del "cane" mettiamo, raffigura il cane e al contempo significa quella data parola. I fumetti non sono in un certo senso, dei geroglifici? 
La fusione parola+immagine permette di realizzare questo paradosso e al contempo genera non poche difficoltà. Spesso, come con i videogiochi, si attribuisce la fumetto uno status inferiore al "film", e per quanto la situazione sia in parte cambiata, il numero di fumettari che continuano a essere fumettari superata una certa soglia d'età è infima, se non spaventosamente piccola. Confrontando quante persone leggono Topolino alle elementari e quante persone leggono graphic novels all'università, la percentuale si alza e si abbassa a dismisura, come un encefalogramma che precipiti. Certamente, è questione di gusti e temperamento. Ma d'altronde, non si comprende pienamente perché se un bambino passa da leggere le fiabe a leggere i classici, o dal guardare i cartoni a guardare i film, non possa compiere lo stesso passo nel campo fumettistico. 
Perché a un certo punto il fumetto viene "accantonato"?
Era questo, il punto sollevato da Alan Moore in una sua vecchia intervista, dove i suoi più deboli "fan" hanno cominciato a dire "che è andato fuori di testa".

"Non ho mai letto un fumetto di supereroi da quando finii con Watchmen. Odio i supereroiPenso siano degli abomini. Non significano più ciò per cui sono stati usati per significare. Sono stati inizialmente nelle mani di scrittori che avrebbero dovuto espandere l’immaginazione di un pubblico di nove e tredici anni. Era questo ciò che dovevano fare e lo stavano facendo in maniera eccellente.
Oggigiorno, i fumetti di supereroi non sono più pensanti per un pubblico di quell'età, non hanno niente a che fare con loro. Si tratta di un pubblico in gran parte di trentenni, quarantenni, cinquantenni e sessantenni, solitamente uomini."

Siete liberi d'intenderlo in senso ironico.

Quanto voleva sottolineare Moore, era che leggere di fumetti Marvel a quarant'anni è come guardare cartoni animati anziché film. E' ovvio, che de facto, Topolino ospiti storie stupende, graficamente e narrativamente parlando, superiori alla media delle stronzate autobiografiche che affollano troppe graphic novels. Tuttavia, Topolino è pur sempre rivolto (giustamente) a una certa fascia di lettori. Lo si apprezza, ma lo si trova anche un po' sciocco. Allo stesso modo come si trovano sciocchi i cartoni animati a quarant'anni. E' un fatto di crescita, no? Avremmo un inferno di bambini-adulti, se non fosse così. Non è questo dopotutto l'obiettivo della Disney, o di molte corporazioni o della chiesa? Il bambino obbedisce. Il bambino paga, sopratutto. Spende senza pensare. Il capitalista perfetto. Il fumetto può e deve fare di più. Deve crescere. Deve maturare. Ma grazie a quella bella invenzione chiamata “supereroi” è davvero dura che lo faccia.

Un secondo motivo collegato all'abbandono del fumetto è che, come il videogioco, è decisamente impegnativo. Topolino non è impegnativo, perché come già detto, è rivolto a un certo pubblico. Le vignette sono tutte in fila, i disegni chiari e calibrati, i paperi parlano come beh... Come paperi.

MA ZIO PAPERINO! UFFA! CHE BLOG NOIOSO!...

Coi manga già la situazione si complica, e con il mercato dei supereroi, che pure tranne qualche eccezione si mantiene a livello medio/basso, serve un certo allenamento, per non stancarsi. Dopotutto, perché non afflosciarsi in poltrona e godersi qualcosa alla cara vecchia Tele, piuttosto che comprare albi (sempre più costosi) e mettersi lì a impegnare gli occhi a seguire il flusso delle vignette e a integrare parola e immagine. Fatica, troppa fatica, pur nelle trame spacca&distruggi che dominano.
A volte, se il lettore non è pratico coi fumetti da anni, il risultato è particolarmente comico. 
Molto semplicemente, non capisce cosa sta leggendo. Volta le pagine freneticamente, ruota l'albo da una parte a l'altra e mostra la più totale confusione. Roba per bambino, impreca. 
E getta il povero fumetto in un angolo.

C'è un passaggio di un'intervista a Barry Windsor-Smith piuttosto interessante a questo proposito.
Grande fan dei Preraffaelliti, Barry Windsor-Smith ha ormai praticamente abbandonato la scena attuale, ma verso gli anni ottanta/novanta tirò fuori alcune gemme notevoli. Ho recuperato da qualche tempo vecchie scans delle sue opere su Conan e sono stupende, pur nei colori smagriti dello schermo del pc. E sbirciando alla sua ultima opera (incompiuta) Storyteller, il lavoro è intricato, nouveau e assolutamente originale.

No, tranquilli. non hanno tempo per questo :-D


Groth: Non so se conosco persone di quel genere. Conosco persone che non li leggono, ma non so se conosco persone che non sanno leggerli.

Windsor-Smith: Ci sono molte persone che non li leggono. Ma sto parlando di quelle persone che a tutti gli effetti non sanno caprine a fondo il processo; ho amici "borghesi" a cui darò una possibilità perché mi conoscono, ma che non hanno alcuna comprensione del metodo con cui leggere un fumetto. Una mia amica, ch'era un'ottima artista, una scultrice e una pittrice, tentò di leggere il mio Arma X... (Ride). Mi ero appena esposto a una grossa critica: "Nessuno può arrivare a leggere il tuo maledetto Arma X, Barry!"

Groth: Non stavo per dire nulla.

Windsor-Smith: Sì, si, certo. Ma tentò di leggerlo perché voleva sapere cosa stavo facendo. E in un certo qual modo guardò a tutta la pagina come in un insieme, anziché partire da sinistra. Guardò tutte le vignette in una volta sola, e scrutò tutte le nuvolette, probabilmente dal centro verso l'esterno, o qualcosa del genere. Era una cosa bizzarra! Ma per un certo tempo intorno ai dieci anni fa, mi ritrovai impossibilitato a identificare le indicazioni grafiche utilizzate nella sceneggiatura di un fumetto. Oggigiorno, sono fiero di dirlo, è tanto naturale quanto respirare.

Groth: Non capisco la difficoltà che qualcuno avrebbe a leggere un fumetto. Hai una teoria sul perché una persona tanto erudita avrebbe una simile difficoltà?

Windsor-Smith: Non ho una teoria; per certe persone, i fumetti rimangono qualcosa d'alieno. Ma il motivo per cui avevo tirato fuori l'argomento, era che i miei rinnovati sforzi per creare una sequenza di disegni mi aveva lasciato frustrato, anche se in precedenza avevo letteralmente disegnato decine e decine di fumetti. Ma ero appena passato attraverso un processo lungo dieci anni in cui avevo tentato di esorcizzarli, tirarli fuori da tutto il sistema, dalla mia mente. Così con questo processo ho imparato un po' com'è la percezione del cittadino medio verso il fumetto. E questo mi ha dato una particolare prospettiva per comprendere perché il nostro campo di attività è così spesso frainteso.

(...)

Groth: Sì, in effetti decisamente non piaci al nerd per eccellenza che vuole gli X-Men.

Windsor-Smith: Gli X-Men, ovviamente! O altra roba di quel genere. Mi sembra che siano un po' tutti la stessa cosa, tutti con la X (rif probabilmente all'XXX che segnala un contenuto volgare) che siano dalla Marvel o dalla Image.

Groth: essenzialmente sesso e violenza per ragazzini.

Windsor-Smith: esatto, su un livello poi molto immaturo. Ho anch'io violenza nei mie libri, ma - 

Groth (sarcastico): Sfortunatamente, tu ci metti anche dell'humor! (ride)


Awww! Quant'è pucciosa?

It’s just an alien process to some people... Interessante, no? Sembra ricollegarsi bene al discorso appena accennato: leggere costa fatica, guardare un'opera d'arte costa fatica, leggere e guardare contemporaneamente... Come può ciò non sfiancare? Dopotutto cos'è l'opera d'arte astratta se non un tentativo di allontanarsi dalla difficoltà che implica una scena con figure umane... 
Quindi tolti i balloon, un fumetto?

Il mio ultimo acquisto è stato "Verso una nobile morte", di Shigeru Mizuki. Una bell'opera, già adeguatamente sviscerata dal blog Fumetti di carta
L'ho comprata, sfogliata arrancando sulla via del ritorno, letto le prime trenta, quaranta pagine alla sera, e letto le restanti la Domenica successiva.
Due giorni, poche ore di lettura. Molto insoddisfacente. Così, spinto da qualche confuso pensiero che ho provato a esporvi nelle righe precedenti, mi sono auto-imposto di rileggerlo: ma stavolta imponendo solo un tot di pagine al giorno. Ha funzionato, e ha funzionato alla grande. Proprio perché consapevole del "massimo" che mi potevo concedere, ho finalmente fatto attenzione all'immagine, non solo alla scritta. E mi sono soffermato su ogni dettaglio, su ogni particolare, su ogni fottuta foglia di ogni albero. E ho finalmente avuto quell'impressione che troppo spesso non ottengo: di aver assimilato il libro, di averlo letto davvero, non sfogliato e studiato come si sottolineerebbe un testo da studiare in fretta per un esame. 

La vera prova del fuoco per questo nuovo tipo di lettura che mi sono imposto, sarà con un fumetto che non ho ancora letto: riuscirò a controllare l'urgenza di arrivare "fino in fondo" trascurando, calpestando così lungo la strada la bellezza delle immagini a favore dell'imperante logocentrismo della parola? 
Lo vedremo. Io sono fiducioso. 

3 commenti:

Francesco Savini ha detto...

Anche io ho il tuo stesso problema nella lettura di fumetti, semplicemente a volte me ne frego quasi delle immagini e mi concentro solo sui testi e questo non va proprio bene. Ultimamente ho recuperato il volume unico di Bone e me lo sono letto in una settimana, pur essendo un Capolavoro come pochi non mi è rimasto impresso come pensavo.

Coscienza ha detto...

Beh lascia "sedimentare" con calma ancora un po' la lettura. Bone poi è un'opera gigantesca u.u

cooksappe ha detto...

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