sabato 28 dicembre 2013

Lo Hobbit (2) La Desolazione di Smaug


Quello che la gente non capisce e non capirà mai, è che lo Hobbit, pur nella rielaborazione "libera" di Jackson, non è il Signore degli Anelli. Semplice, no? Lo Hobbit precede Il Signore degli Anelli, sia nelle vicende storiche sia nella scrittura effettiva di Tolkien. Se Il Signore degli Anelli mostra i muscoli di una struttura narrativa e di un worldbuilding ammirevole, lo Hobbit viene da Tolkien scritto come favoletta per bambini, come divertissement.
Fiabetta con due palle così, se mi permettete, ma pur sempre opera minore. Distinta, perchè diversa.
Ma questo la gente non l'afferra. Leggono Peter Jackson a caratteri cubitali sui poster, guardano il trailer e pensano che Oh Oh Oh Hanno fatto Il signore degli Anelli 2! Fico! Guardiamolo!

Lo Hobbit non ha la coerenza interna del suo fratello maggiore, anzi. E' deliziosamente fiabesco. La girandola di roba in cui incorrono Bilbo&compagnia ha la stessa sostanza degli incontri casuali di D&d
Vera musica per le orecchie di chi ama il fantasy, ma pur sempre diverso dalle avventure di Frodo. Parecchio diverso.

La tipica coerenza di Gandalf
Quindi non mi sorprendo, se anche in questo secondo episodio fioccano le critiche di chi deluso dalle sue aspettative di vedere il "Il fosso di Helm secondo round" commenta alla splendida chiusura del film che... 
"Era meglio l'ultimo Harry Potter"
Il mio regno per la testa di quel fellone in un sacco.

A misurare poi ritmo e azione in questo secondo episodio, ci si sorprende di quanto risulti serrata l'azione, quanti eventi vengano compressi, accelerati, velocizzati. Se il primo film aveva una partenza lenta e incerta, il secondo preme sul turbo, sfracellando in un'orgia di azione ogni minimo dubbio. La regia deborda, scivola in splendidi eccessi
Nella scena della fuga nei barili, i nani diventano macchine di puro spettacolo. 
Rotolano, volano, s'infrangono. C'è un momento in cui il barile di Bombur si rompe e capovolto il nano usa legno e ferro come un'armatura. In quell'istante ho pensato: Wow, un nano in un esoscheletro da combattimento! Geniale! Nella stessa sequenza, Legolas saltella sulle teste dei nani come un'acrobata sui ciottoli di un fiume; o più avanti sempre Bombur- che ricordando una palla permette giochini registici del genere – piomba sul soffietto gigante delle forge di Erebor. Molti storceranno il naso. Ma io trovo che l'operazione compiuta, il senso di grottesco, di pura meraviglia, sia insostituibile.

Secoli Anni fa, quando uscì quel film al confronto serissimo che era Il signore degli Anelli- Le due Torri – molti criticarono aspramente la scena in cui Legolas surfava letteralmente sullo scudo, usandolo come uno Skateboard, per meglio giungere alla brutale mischia all'arma bianca. Se all'epoca una simile scena vi piacque, guardate Lo Hobbit – La Desolazione di Smaug senza esitazione. 
Perché lì, scene del genere sono all'ordine del giorno.


In tal senso, non è un film tolkeniano. Tolkien possedeva un forte senso dell'equilibrio, della compostezza. Un tono pacato, lento, molto da campagnolo hobbit inglese. Peter Jackson al contrario viene dall'entroterra ultrasplatter del cinema indie e possiede invece un senso del grottesco molto forte. 
Tolkien è neoclassico, Peter Jackson è barocco. 
Il primo scriveva romanzi, il secondo gira film. Solo a fatica possiamo trovare veri punti in comune.

Questa lontananza ha generato un effetto paradossale, nello sviluppo della trama. Scene che nel libro sono “madri”, particolarmente ricche di dettagli e sì, azione, sono molto ridotte. Altre, come la storia di Bard, facilmente dimenticabile, vengono ora da Jackson insospettabilmente approfondite. 
Le stelle sono tanto fredde
Oh oh vieni che ti scaldo Censura!
La lotta contro i ragni era una delle parti che più mi aveva colpito leggendo il libro. Nella versione Jacksoniana, la lotta contro i ragni è semplificata, tagliata e viene brutalmente congiunta con due personaggi sostanzialmente estranei all'originaria sceneggiatura: Legolas e Tauriel
Nell'ingranaggio della storia, Legolas a sorpresa funziona meglio di Tauriel. Ha un ruolo centrale nelle scene di combattimento, un fisico sorprendentemente in forma, una forte presenza scenica. 
Nelle Due Torri surfava sullo scudo, nella Desolazione surfa sugli Orchetti. Spesso ancora vivi.
Tauriel, oltre a infastidire i fanboy tolkeniani, recita con poca convinzione e spesso il ruolo di “giovane elfa” non sembra realistico, per la semplice ragione che un elfo non può essere giovane non più di quanto un pensionato possa essere ragazzino. E' un semplice fatto genetico. E se Legolas si comporta bene, Tauriel viene troppo spesso rovinata dall'outfit imposto; la parrucca è brutta e posticcia, l'effetto generale ricorda un action figure, una silhouette stilizzata.
Mi ha sorpreso la storia d'amore. Mi aspettavo che tirassero fuori dal cappello qualche ramingo solitario, un Aragorn caricatura. Invece hanno scelto una relazione col nano giovane, Kili. Nonostante alcune ingenuità, poteva andare peggio. Potevano scegliere Thorin come vittima di Cupido e sarebbe risultato in un disastro. Si sopporta, si brontola, ma alla fine Tauriel riveste il ruolo di guaritrice che era stato di Galadriel, più che d'improbabile amante focosa.

Elfi razzisti, stronzi e isolazionisti come l'America del primo Novecento
La compagnia dei nani agisce come un corpo unico, un'entità organica che più che costituire una libera aggregazione di individui dà più l'idea di una fratellanza profonda. Un senso di lealtà che va al di là dell'acciaio, che affonda nell'eredità dei nani. Barbe e sangue.
Alcune scene- l'attacco concertato ai ragni, la fuga nei barili, la vertiginosa sequenza per sconfiggere Smaug- sono a tal punto bene coreografate che ti viene da chiederti se hai a che fare con dei nani, o con dei ballerini. I nani combattono all'unisono, agiscono come le dita di una mano, ognuna concentrata nel suo ruolo, nel suo obiettivo. Il primo film della trilogia tentava la strada dell'individualismo, distinguendo nano e nano, riuscendo nella titanica impresa di fornire carattere a nomi che Tolkien abbozzava solo sulla carta. Nel secondo, queste distinzioni scompaiono e solo pochi nani emergono dal mucchio: Bombur (il grasso), Thorin (il capo), Balin (il luogotenente), Fili e Kili (i nani giovani).

Si arriva al drago. 
Il rosso drago Smaug. 
Altra scena madre, altra sequenza mutilata. Nella versione cartacea, che occorre ricordare non dev'essere per forza migliore perché fonte originale, Bilbo andava e veniva dal Drago parecchie e parecchie volte. Dialoghi sul filo del rasoio. Inganni. Piccole ruberie. Peter Jackson invece accelera brutalmente. In uno strano processo osmotico, i dialoghi di Smaug ripetono parola per parola quelli del libro. Ma li dice tutti in una volta! E con una violenza che nel libro molto più ironico mancava. 
Il drago, maledettissima, sornione creatura, raggiunge con Peter vette di cattiveria notevoli. E' astuto, è ironico. Ha una voce, una cadenza lussuriosa, che accompagnata al moto sinuoso di coda e membra lo trasforma in qualcosa di più di un grosso rettile. Hanno chiaramente infuso grande attenzione ai movimenti del drago, che in ogni scatto di artiglio svela un'arroganza profonda, una cattiveria difficilmente replicabile.
Sono andato poi a confrontarlo con le vecchie immagini di D&d 3.5 e anteriori e sono rimasto piacevolmente compiaciuto della somiglianza. Smaug è in un certo senso il fratello cattivo di Dragonheart. Uno degno avversario per ogni Paladino powerplayer.
Larry Elmore l'avrebbe molto apprezzato.

Sempre in tema di draghi e miniature che non siano della Games Workshop...
E insomma, questo è lo Hobbit (2) La Desolazione di Smaug. 
Un opera che riesce a unire il Fantasy Tolkieniano Classico con un'insospettabile regia dell'action movie alla Kung Fu di Hong Kong. Mi aspettavo il mio contentino, il mio nauseante Guilty pleasure... E invece ho trovato qualcosa di fondamentalmente diverso.
Dicembre 2014 non è mai stato così lontano...

Fonti: Qualche recensione.
Il Preludio che vince la Desolazione, di Meditazioni Tolkeniane.
Le caricature sono dell'artista Otis Frampton Fun Lord of the rings and Hobbit art
Il Drago è un vecchio progetto Kickstarter in collaborazione con Larry Elmore della Dark Sword Miniatures

2 commenti:

Kuro Momo ha detto...

Momosa recensione davvero bella, e ieri sera momosamente sono andata anche io a vedere la "Desolazione di Smaug". Devo essere momosamente sincera: come negli episodi momosi di "Star Was" i primi tre (quelli più momosamente recenti) non mi ha entusiasmata. Sarà che sono legata agli episodi vecchi, forse per questo mi viene da dire "Ni" e non "Sì. Però le ambientazioni mi sono piaciute tantissimo! Inoltre c'è da dire che del momoso Gandalf non mi piace la voce del doppiatore, ma vabbè quello si può ancora perdonare. :3

Coscienza ha detto...

Grazie dei complimenti <3
Gandalf, poverino, fa una figura da cioccolataio in quest'episodio, dal lasciare i nanerottoli al buon senso del signor Baggins al correre su e giù nella tana del negromante... Deve avere un debole per farsi imprigionar ein luoghi inospitali

Però no, dai, la seconda trilogia di Star wars ha quell'orrore di Jar Jar Binks, la peggior cosa mai partorita dalla mente di uno sceneggiatore xD xD