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lunedì 6 ottobre 2014

Prussiani Vs Alieni (e qualche riflessione sul crowdfunding)


La raccolta fondi via Kickstarter è ormai una prassi bene consolidata per alcune realtà e alcuni mercati: nel mondo anglosassone, finanziare un gioco da tavolo, di miniature, di carte collezionabili tramite una raccolta fondi è una mossa naturale, che fallirà difficilmente. 
Sebbene nell'ultimo anno si cominci ad avvertire un certo senso di “stanchezza” nell'ambiente, il crowdfunding continua imperterrito.

Nell'ambiente italiano, i progetti via crowdfunding sono meno diffusi.
Invece che puntare il dito contro una presunta arretratezza culturale che non ha senso di esistere, il vero problema sono le troppe piattaforme e le poche infrastrutture. 
Kickstarter, difetto che nessuno sembra considerare, necessita di un publisher americano per funzionare. E' in altre parole strettamente legato all'area anglosassone. Il suo bacino di preferenza restano gli Stati Uniti e da backer io stesso d'un paio di progetti, constato sempre quanto noi europei siamo cittadini di serie B. Per non dire C, N, Z...
Per mettere un progetto su Kickstarter devi per forza munirti di un contatto statunitense che risolva le varie pratiche legali. Una volta sulla piattaforma Kickstarter, hai già guadagnato un terzo di probabilità in più di vederti sovvenzionato: questo perchè Kickstarter è una piattaforma abbondantemente frequentata, anche solo da internauti curiosi di conoscere nuove idee, nuovi progetti. In altre parole, Kickstarter ha una community.
Il resto dei siti&servizi di Crowdfunding questa “community” non la possiedono. Il finanziatore deve poter unicamente, esclusivamente fare affidamento sulla sua fan base. In altre parole mesi ancora prima del lancio deve far(si) marketing, conquistarsi un numero di arditi su cui contare.
La cosa più vicina a una community simile a Kickstarter la possiede Indiegogo, che tuttavia sebbene sia aperta a ogni paese è di gran lunga meno frequentata.

In questo senso i progetti crowdfunding italiani andrebbero considerati con attenzione, ma anche con un po' di pazienza. Non è possibile continuare a paragonare i progetti Kickstarter americani con i progetti italiani. Il bacino d'utenza è diverso, nel puro senso quantitativo: confrontate le dimensioni degli Stati Uniti e dell'Italia e fatevi un paio di conticini. Il puro potenziale di clienti è diametralmente diverso.

Dopo la dispersione dei siti di crowdfunding e la mancanza di una community solida (problemi comuni al resto dei paesi europei) il secondo ostacolo sono la mancanza di infrastrutture.
Con il termine infrastruttura vogliamo qui intendere un sito/pagina web che diffonda e pubblicizzi i progetti Kickstarter. Esattamente come l'infrastruttura “Ospedale” permette di curare la popolazione, ugualmente il sito web dedicato al Kickstarter permette di kickstartare il progetto. Lo mette in comunicazione con una fan base più ampia, attira i curiosi, lo fa conoscere alla grande massa. 
Un medico senza bisturi&ospedale è inutile, altrettanto come un progetto crowdfunding senza siti che lo pubblicizzino. Nell'ambito statunitense blog e siti dedicati a dare visibilità ai progetti kickstarter più interessanti abbondano. Nell'ambito italiano invece sono piuttosto rari.

Un ruolo guida andrebbe svolto dai blog – specie di libri&fumetti. O dai forum. Ma l'entusiasmo verso Kickstarter è flebile, se non assente. Al di fuori del gioco da tavolo, le “alte sfere” del blogging sembrano odiare il crowdfunding. Se ne parlano, è solo per denigrarlo. E già che ci siamo addossare all'inesistente “cittadino medio italiano” la colpa di ogni fallimento. L'insuccesso nel crowdfunding non è dovuto a nessuna arretratezza culturale. E' dovuto alla mancanza di infrastrutture. In effetti addossare ogni insuccesso culturale all'italiano medio è razzismo tanto quanto considerare l'Africa arretrata per colpa di una presunta "inferiorità genetica dei negri". L'utente medio è bene disposto verso il crowdfunding... se glielo lasciate conoscere!

Terminata la filippica, passiamo al progetto di cui volevo parlare.


Prussiani vs Alieni è un progetto di fumetto autoconclusivo di 100 pagine circa, che parodia la fantascienza a base di robottoni, trasportandola a fine Settecento, nel regno di Prussia. Mentre l'attenzione dei popoli si concentra sulla rivoluzione francese, gli Alieni scendono sulla terra – e con bersaglio Prussia e Berlino. L'epica battaglia dei Prussiani contro gli Alieni è uno dei tanti capitoli dimenticati dalla nostra storia – accanto all'invasione degli struzzi seleniti di Forlani, le piovre di Bismark e il ruolo chiave dei Conigli nella storia mondiale.
…
Sto scherzando, ovviamente.
L'idea primaria è di mostrare botte da orbi tra robottoni steampunk e alieni mostruosi, infilando una vagonata di strizzate d'occhio e citazioni meta al cinema contemporaneo. Dalle fondamenta come Atlas Ufo Robot alla merda ipercinetica di Michael Bay alla maestosità ultrabarocca di Pacific Rim. La quantità di giochini e battute che si possono tirar fuori è inarrivabile, specie se affidata all'abile sceneggiatura di Davide La Rosa (Mulholland Dave, Suore Ninja, Fumetti Disegnati Male).

Certo, siamo in campi ben lontani dal verosimile.
L'accuratezza storica è totalmente sballata: non era la Prussia ma l'Inghilterra il primo paese a industrializzarsi a fine 700; i Pickelhauben sono un' invenzione ottocentesca; la forza dell'esercito prussiano non era la cavalleria...
Uso l'etichetta steampunk per comodità, ma è chiaro che il lavoro di documentazione non è qui storico, ma pop: sono i topos e gli stereotipi legati a Mech&affini a svolgere il ruolo chiave. La Prussia raccoglie qui molte delle suggestioni internettiane, ricordando un paese fiabesco e utopico. Tutti hanno barba&baffi e dalle tavole mostrate il tono è allegramente demenziale, ricordando i tratti schizzati di un manga occidentalizzato. Temevo che l'assenza del colore ricordasse troppo i Bonelli, ma la direzione presa – coerentemente con un progetto tanto bizzarro – è molto personale.

Al momento sulla pagina Facebook si possono ammirare i 6 eroi prussiani – la task force che ci salvò dagli alieni – e visionare parecchi bozzetti. Naturalmente i miei preferiti sono il ciccione e la tettona, ma potete anche apprezzare la personalizzazione netta di ogni robot.



Se vi sentite prussiani #coibaffi potete inoltre partecipare a un virile concorso. Verso ottobre comparirà inoltre un trailerino animato, mentre quotidianamente sia sulla pagina Tumblr che sulla Pagina Facebook vengono condivise nuove curiosità. L'appoggio insomma è forte e in barba (è proprio il caso di dirlo!) alla grossa somma richiesta, il progetto può funzionare.

Quindi andate e finanziate! Ogni più piccolo contributo è utile!
Non comportatevi come certi pavidi che finanziano solo i progetti che hanno già raggiunto la soglia minima: siate audaci. Sostenete i veri progetti di nicchia, non solo quelli "più convenienti". I soldi vengono prelevati dalla carta di credito solo e soltanto quando la soglia minima viene raggiunta. Non c'è alcun fantomatico rischio che tutto si volatilizzi nel nulla. Contrariamente a quanto spergiurano i media tradizionali, davvero pochi progetti di crowdfunding falliscono: chi li organizza mette sempre tutto sé stesso nel progetto, giocando sul tavolo dei finanziamenti orgoglio professionale e carriera.

A chi inoltre piagnucola sul perché il fumetto non potesse venire pubblicato con metodi normali, vorrei far notare quale mostruosa percentuale di tasse influisca sul progetto:

Su 15000 euro quasi 5000 in sole tasse!  

Prussia 1, Italia 0.

Addenda (7/10/2014)
La vicenda delle tasse è stata chiarita nei commenti dal Coffee Tree Studio. Grazie mille!

Fonti:

Pagina del progetto su piattaforma Ulule - basta registrarsi e una qualunque carta di credito, Postapay compresa.
Sito ufficiale ( ma consiglio di aggiornarsi sulla pagina Facebook)


martedì 27 maggio 2014

Quando Martin scriveva fantascienza


A trattare la scelta tra libro cartaceo e ebook, spesso si trascura che il discorso non si svolge mai in un piano di parità. E' difficile, se non impossibile che ogni lettore abbia un'ampia disponibilità finanziaria per comprare libri in massiccio cartonato, metterli sulla scansia, ammirarli in tutta tranquillità soddisfatto d'aver garantito la sopravvivenza della "libreria" di quartiere o altre del tutto romantiche e inventate realtà locali. Spesso la scelta dell'ebook è semplice necessità: non ho i mezzi materiali per la vanità di possedere un libro. Potrei andare in biblioteca per prendere quanto mi serve, ma da assiduo (una volta) frequentatore, vi assicuro che il prestito del libro è una faccenda sgradevole, un non-possesso di gran lunga peggiore al gettare qualche euro per l'ebook. Senza ovviamente contare che ebook e libri cartacei possono benissimo sussistere, come viene lapalissianamente dimostrato da diversi anni...

Questa contorta introduzione per spiegare che spesso alcune scelte anche in un ambito triviale quale la scelta del libro sono certo più motivate dalla disponibilità personale di denaro e mezzi, che da immaginarie e del tutto fantasiose scelte morali. Ad esempio, nel mio caso, non avrei mai considerato la rigatteria un posto dove andare, se non fosse che di anni in anno la disponibilità monetaria si riduce drasticamente sempre di più, e come Lovecraft s'adoperava per comprare una giacca "da gentleman" nei negozi delle pulci mercanteggiando ironicamente con quei brutti negri e meticci che dichiarava d'odiare nei propri racconti, così io giro nelle rigattiere frugando tra schifezze dimenticate da Dio alla ricerca di qualche romanzo interessante per cui buttare cinquanta penny cent o nel caso più generoso, addirittura un euro. Spesso ritorno con il braccio insozzato fino al gomito di mestruo e sperma delle trame d'isterici harmony senza sostanza, ma in altri casi un decesso, o un improvviso abbandono d'interessi portano a valanghe di roba interessante.
Il tizio muore, i “simpatici” parenti decidono che è ora di liberarsi di tutto quell'immondezzaio chiamato “libreria” (sic!) vendendo tutto il lotto al rigattiere, che si lecca i baffi. Immaginatelo come un gatto davanti a un piatto di lische: non andrete troppo lontani dalla realtà.

Ad esempio, ultimamente ho recuperato un paio di numeri di Robot di fine anni 70. Giganteggiava il nome di George rr Martin in copertina, e col pensiero “vado sul sicuro” li ho presi entrambi.
  • Anno III Gennaio 77' L.800: in Questo numero: un romanzo breve di George RR Martin
  • Anno III Giugno 78' L. 1000: in questo numero: racconti di George RR Martin
Robot è una rivista di fantascienza ancora viva nel panorama (decadente) della sf italiana: l'ho vista un paio di volte in diverse librerie, ne ho letto qualche numero recente, insomma è una realtà ancora attuale. Che al di fuori del prezzo il formato sia rimasto in colore e dimensioni identico a quant'era trentanni fa la dice lunga sul conservatorismo italiano, ma sorvoliamo...

Il romanzo breve era Una canzone per Lya, lunga novella vincitrice del Premio Hugo 1976. 
Il romanzo sviluppa un tema assai vivo nella fantascienza sia vintage che attuale; la telepatia, la possibilità di leggere emozioni e pensieri degli individui. Lyanna è una telepate che riesce a leggere i pensieri di chi le sta di fronte; Robb riesce a leggere invece il miscuglio di emozioni che agita il suo interlocutore. Insieme, formano una coppia formidabile, sia come fidanzati che in quanto colleghi di lavoro. Alle prese col mistero della società aliena degli Shkeen, vengono gradualmente introdotti in un giallo/ horror metafisico piuttosto complesso, ricco di risvolti etici e morali difficili da descrivere senza scadere nello spoiler. C'è il tema (banale a leggerlo così) della felicità eterna, c'è il tema di Dio (un dio alieno e ben incarnato sulla terra, stavolta), c'è il tema della metempsicosi, c'è il tema del suicidio e dell'amore. Non sono tematiche che vengono sparate in faccia al lettore; le sto estrapolando io, adesso, in sede di commento. L'enfasi, ed è in questo il valore dell'opera, sta nelle descrizioni vive, nei sentimenti dei personaggi, nella continua, esasperata ricerca di dettagli concreti. E' vero che, partendo dalla prima persona, sfuggono diversi infodump, ma la resa dell'emozione è sempre subordinata alla descrizione del mondo circostante. 
“Robb è infelice” non lo troverete mai in Martin (ma nel fantatrash italiano sì).

Al mattino calano le nebbie è invece il racconto del 78'. E' un “raccontino”, focalizzato stavolta sul mistero del pianeta degli Spettri, un emisfero avvolto dalla nebbia perenne, al cui interno, così si dice, abitano Spettri in grado di cacciare prede umane. Il focus non è sul mistero degli Spettri, o sull'eventuale loro (sc/in)contro con l'essere umano: piuttosto è sul fenomeno sociale di questa mitologia nata dai primi esploratori del pianeta, più sulla credenza nel fantastico, nel soprannaturale che nell'effettiva esperienza di esso.
Un passaggio di dialogo verso il termine esemplifica bene tutto questo:

- Forse – rispose Sanders. – Ma è l'unica cosa di cui abbiamo bisogno? Non credo. Penso che abbia anche bisogno del mistero, della poesia e del romanticismo. Penso che abbia bisogno di qualche domanda senza risposta, per farlo meditare e stupire –
Dubowski si alzò, improvvisamente corrucciato. – Questa conversazione è inutile come la sua filosofia, Sanders. Nel mio universo non c'è posto per le domande senza risposta –
- Allora lei vive in un ben povero universo, dottore –

Come ho già sottolineato, questa conversazione non mostra il soprannaturale di cui discutono; ne parlano piuttosto, l'uno con tono nostalgico, l'altro con acceso scientismo. Questo rimpianto misto a nostalgia per un fantastico perduto è spesso presente (mia impressione, eh!) nella fantascienza martiniana. L'uomo vive nello spazio, viaggia su razzi spaziali, è a capo di un evoluto umanesimo: eppure è poco soddisfatto di quanto ha fatto e scoperto. Sente d'aver perso qualcosa.

Possiamo dunque dire che la fantascienza di Martin è la teoria, mentre il suo fantasy, Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, costituiscono la prassi? Nel primo caso si parla e si discute di un fantastico che rimane sempre ai margini, ma che è fortissimamente desiderato. Nel senso, il fantastico viene per l'appunto messo direttamente in scena, è il nocciolo (l'etichetta!) stessa della storia. 
O se preferite un paragone più calzante se siete scrittori; la fantascienza di Martin Racconta il fantastico; il fantasy di Martin lo Mostra direttamente.

Un altro aspetto interessante è dato dalla breve biografia esposta in Robot del Gennaio 77'. Martin viene incaricato di presentarsi ai lettori di Robot e scrive una breve, ma concisa relazione delle sue attività. Non voglio perder tempo a contare quante parole sono, ma occupa a stento mezza paginetta, pure includendo una grossa foto di un Martin insospettabilmente giovane, magro (ma fieramente barbuto). 
Una modestia rimarcabile, se consideriamo che (cito)

Ho poco più di ventotto anni (…) ho pubblicato una trentina circa di opere brevi, e sono giunto in finale a più premi di quanto non meriti. Dal 1973 ad oggi sono riuscito a perdere tre Hugo e tre Nebula, ma ho anche vinto un Hugo: per A Song of Lya, miglior romanzo breve del 1974.