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venerdì 2 gennaio 2015

Il futuro che vorrei


E' mia ferma convinzione che per avere un futuro migliore occorra per prima cosa immaginarlo.
L'immaginazione gioca un ruolo potente quando si tratta d'influenzare le scelte di politici e tecnici.
La gente comunemente accetta che una certa visione, una certa filosofia possa risultare causa dell'azione concreta di un individuo. E' normale per un partito politico o per un movimento attivista riferirsi a un dato pensatore, fare riferimento a un certo ideale di comunità, o di modello.
Niente Illuminismo, niente Rivoluzione francese. Niente teoria, niente pratica.
Le guerre d'idee precedono sempre i conflitti reali. Senza Rousseau, senza Voltaire, senza Diderot non avremmo avuto i giacobini, Robespierre, Napoleone e il nuovo codice civile. Un bel po' di risultati concreti, per degli “intellettuali ammuffiti”!
Le idee, o nel caso peggiore l'ideologia, precedono sempre guerre e cambiamenti.
Si veda al capitolo: guerre religiose.
Si veda al capitolo: prima guerra mondiale.
Si veda al capitolo: guerre per la pace nel mondo.

La fantascienza plasma il nostro futuro. 
Se ammettete che la saggistica, e sì anche la letteratura possano influenzare il Reale (per il semplice motivo che gli uomini reali si rapportano alla realtà inventata di romanzi e saggi per agire) dovete anche ammettere l'importanza della fantascienza.
Lungi dall'essere solo “fuga”, il fantastico influenza il reale.
Immaginando mondi migliori, otterremo mondi migliori.
Criticando distopie in divenire, le bloccheremo sul nascere.
Criticando tecnologie sempre più vacue e schizofreniche, spingeremo verso nuovi, inediti utilizzi.


Sono convinto che molti, se non tutti dei difetti dell'attuale Web 2.0 siano dovuti all'afflosciarsi del movimento cyberpunk. Scomparse le idee, scomparsa l'audacia anarco-aristocratica di voler immaginare qualcosa di più che l'ennesimo parco giochi capitalista, Internet è decaduta rapidamente. Vogliamo davvero parlare dell'esplorazione spaziale? Scomparso il pungolo delle astronavi e del brivido della scoperta, la Nasa è marcita in progetti sempre più inconcludenti, dilaniata dall'assenza di fondi.
Non dobbiamo disperare. Gli esempi positivi continuano a superare gli esempi negativi. Cory Doctorow, sia pure nel suo insopportabile buonismo1, è uno scrittore che ha fatto molto per la Rete. Leggere X alle attuali generazioni sarebbe d'obbligo per maturare un uso della tecnologia se non consapevole, quantomeno più fruttuoso dell'attuale zapping tra Facebook e Youtuber d'accatto.
Senza trascurare i tanti, tantissimi modi in cui s'immaginava la realtà virtuale negli anni novanta, o quale gigantesco debito di riconoscenza abbiamo verso gli schermi sottili, minimalisti di buona parte della fantascienza dagli anni sessanta, 2001: Odissea nello spazio in poi. Il touch screen non è fondamentale. Come non lo sono molti degli accessori, dei giocattoli con cui ci gingilliamo nella vita di ogni giorno. Star Trek ci ha messo lo zampino, ammettiamolo.2

Nell'ultimo decennio tuttavia, il meccanismo s'è incartato. Le distopie incutono orrore più per l'incapacità degli scrittori che per lo scenario distopico raffigurato, mentre la fantascienza “ottimista” ormai si risolve nello Young adult supereroistico. Non basta vestire la gente di grigio, mostrare qualche poliziotto antisommossa e un paio di uniformi militari, per poter dire “è distopico”. 3 Bisognerebbe al contrario sentire l'aura di disperazione del setting, mostrare (non raccontare!) torture e fucilazioni di massa, diabolici aggeggi di surveillance e polizie segrete.
Inoltre il continuo richiamo a 1984 risulta ormai superato. Il mondo contemporaneo è molto più vicino a Il mondo nuovo, di Huxley, piuttosto che alla dittatura ipertrofica e burocratica di Orwell. Il sovraccarico dell'informazione, l'apatia delle masse erano pericoli chiaramente immaginati da Huxley.



Kevin Kelly è stato il cofondatore della rivista Wired, oltre a scrittore attualmente di grande successo. In italiano è uscito tradotto il suo ultimo libro, Quello che vuole la tecnologia (2010).
Non conosco il personaggio a sufficienza per giudicarlo. Non ho letto i suoi libri, ma leggo il suo blog, che sebbene aggiornato raramente contiene spunti interessanti. Non condivido il suo ottimismo verso la tecnologia di qualunque genere, specie nei confronti dei progressi dell'ultimo decennio. A questo proposito, risulta illuminante citare Sterling:
Nel settore della musica, della letteratura, dell’arte, dell’intrattenimento, della cultura in generale, nell’editoria, nel settore militare, nel giornalismo, nella politica, nel settore produttivo... Sostanzialmente, in tutti i contesti possibili ed immaginabili... Ad eccezione della finanza, della sanità, della legge, del business delle carceri e di alcuni settori militari... Il che spiega perché pochi privilegiati sono pieni di soldi mentre la maggior parte degli esseri umani, quelli che secondo la leggenda metropolitana avrebbero beneficiato della rivoluzione digitale, faticano a sbarcare il lunario. Confermo: le nuove tecnologie sono dirompenti: non fanno prigionieri. (...) Nessuno si rende conto di quello che abbiamo perso. I vantaggi sono minimi se consideriamo tutto quello che ci siamo bruciati negli ultimi anni. La situazione cambia rapidamente... Il passato prossimo viene immediatamente ignorato perché... passato, vecchio, andato. Tutti sbavano per la nuova frontiera elettronica. Nessuno si preoccupa della foresta che abbiamo raso al suolo con le seghe elettriche e gettato nei fiumi per fare spazio al nuovo. E l’idea che il “nuovo” sia sempre “meglio” è una favola pericolosa. Quando m’imbatto in gente che dice “usiamo la tecnologia per migliorare il mondo” specie in posti come SXSW, li guardo con compatimento. Non tanto perché sono ipocriti, ma perché la loro ingenuità infantile mi fa quasi tenerezza. Questa gente non comprende che il mondo presenta aspetti tragici, non capisce che la tecnologia non è la soluzione. In molti casi, è parte del problema. Le cose non migliorano. Il mondo è pieno di deserti. Dopo la mezza età, il declino metabolico degli individui accelera. E’ dal 2008 che la situazione va peggiorando e la tecnologia, per certi versi, ha accelerato la crisi. Le strategie dell’austerity hanno miseramente fallito. E’ persino peggio del panico! Oggi, nel 2013, ogni aspetto delle nostre esistenze è deteriorato: il livello della cultura è peggiorato. I governi sono peggiorati. Le infrastrutture sono in evidente declino. Il business è peggiorato. Nella Silicon Valley, un mucchio di gente vive per le strade. Anche per quanto concerne la moda, la situazione è grama. Se non altro, abbiamo tutti perso qualche chilo... Sono tempi difficili.

Sono d'accordo con Sterling che abbiamo perso più di quanto guadagnato. 
Forse col tempo la situazione tornerà a riequilibrarsi, ma per il momento resta fosca. E' inoltre profondamente irrazionale aspettarsi che magicamente i problemi causati dalla tecnologia vengano risolti dalla tecnologia stessa. 4

Kevin Kelly, a ogni modo, fedele all'idea che la fantascienza influenzi le invenzioni dell'uomo, e l'agire degli scienziati, ha voluto lanciare un appello: cento parole per descrivere un futuro che vorreste tra cent'anni. Il futuro doveva obbligatoriamente essere:
  • Positivo, senza risultare utopico. Un futuro possibile, per quanto sia difficile crederlo. Kevin Kelly infatti si definisce “a protopian” (bellissimo termine, per altro!)
  • A favore del progresso: il futuro da voi desiderato non deve consistere nel tornare “indietro”. Al contrario, il progresso tecnologico deve continuare a piccoli passi, con i suoi difetti, ma anche con i suoi vantaggi. Va da sé che per Kevin Kelly i vantaggi superano sempre i difetti, asserzione di fede sulla quale non sarò mai, mai d'accordo!
  • Un futuro credibile, senza balzi fantasy troppo arditi (niente stronzate hippie come “vivremo per sempre nell'armonia e nella beatitudine dell'era dell'acquario”, grazie!)
Al vincitore di queste cento parole per descrivere il nostro futuro sarebbero andati cento dollaroni!
Piccola parentesi: è triste che persino in questi piccoli concorsi in America si premi il vincitore, invece che farlo lavorare gratis qual'è la moda in Europa. Un concorso col premio di novanta euro sarebbe un'autentica utopia in Italia! (O piuttosto un futuro desiderabile...)
La sfida è comunque dura, durissima d'affrontare. Posti sulla carta, facciamo davvero fatica a immaginare un futuro che non consista in qualche rinuncia al life style del secondo dopoguerra.
Il ritorno all'antico è una tentazione fortissima sul piano teorico, sebbene difficilmente attuabile nella realtà. Per esercizio teorico, io ho buttato giù questo schizzo:

2115. Frammentazione dello stato-nazione in realtà regionali autogestite, in continua cooperazione/competizione. Scomparsa dei mezzi di trasporto individuali. Sfruttamento dell'energia solare. Scomparsa dell'aereo a favore di ferrovie transoceaniche. Sovrappopolazione rediretta verso gigantesche colonie fluttuanti nello spazio. Scomparsa del concetto di proprietà individuale rimpiazzato dall'idea dell'accesso. Esempio: il giardino di casa non è tuo, ma io comunque non ci cammino sopra perché non ne ho l'accesso. L'accesso è regolato dal “dono” e dalla consuetudine. Grazie alla mia “cortesia” e a doni che presuppongono altri “doni” in risposta, ricevo l'accesso al tuo giardino. Conseguente scomparsa sia del denaro, che del suo “accumulo”.
Un'economia basata sull'agire cortese.

Se volete, perché non mi commentate quale futuro vorreste?
Cercando se possibile di evitare sia la barzelletta, che l'utopia assolut(ist)a.
Ricordate: cento parole per un futuro tra cent'anni.
Ovviamente l'appello di Kevin Kelly è terminato da un pezzo, ma sarebbe interessante sentire cosa proponete. Non preoccupatevi di suonare troppo ridicoli, temo che già la mai idea di futuro faccia ridere da qui all'eternità, specie i miei arcigni colleghi che studiano economia all'università...
Una volta che avrete commentato, inserirò man mano le vostre risposte sotto questo spazio.
Aggiungerò anche Blog/pagina Facebook/Sito, se siete tra gli affamati di Seo e visite :-D

***
"Da quel poco che vedo e leggo, e da questo tuo post, direi che stiamo vivendo nell'era del "far fare". Abbiamo per tanto tempo ambito a quel futuro che ci era stato promesso nel quale le macchine avrebbero fatto il nostro lavoro a tal punto che oggi diamo in pasto a qualsiasi cosa contenga un microprocessore ogni aspetto della nostra vita.Abbiamo qualcun'altro che fa le cose giuste, qualcun'altro che sbaglia, stiamo dando corpo e anima al bisogno di trovare un colpevole, un elemento esterno, che viva al nostro posto. Google cerca per noi, il gps viaggia per noi, il tablet accumula per noi cose che non leggeremo mai, abbiamo trovato chi fa "il lavoro duro" in modo che noi si possa fare altro.Peccato che abbiamo dato via proprio la nostra vita, tenendoci il tempo per rimirare il vuoto che rimane quando ciò che conta, e che richiede sempre uno sforzo, lo fa la macchina che abbiamo pagato." Matteo Poropat - Blog - La tana dello sciamano. 
Di seguito ho tradotto alcune delle proposte elencate sul blog di Kevin Kelly.

Nuove fonti d'energia 

Energia solare e da fusione hanno eliminato l'energia dalle considerazioni pratiche. Grazie all'automazione, solo il 20% della popolazione è occupata, principalmente in lavori creativi. Il PIL mondiale è cresciuto esponenzialmente, rendendo praticabile per i governi fornire una vita confortevole senza la necessità di lavorare. Vasti progetti stanno riparando il danno ecologico. Africa e il Medio Oriente si stanno rapidamente sviluppando agli standard del resto del mondo. L'educazione è stata riprogettata per aiutare le persone a raggiungere soddisfazione nella vita e ad apprezzare la gioia dell'imparare. Scoperte nella natura della motivazione hanno permesso di sviluppare intelligenze artificiali che abbiano una vita ricca per tutti come obiettivo primario.
– Douglas Summers-Stay

2030: L'ultimo edificio costruito su energie non rinnovabili e politica fiscale crolla all'emergere di una nuova intelligenza globale. Abbiamo il vento nelle nostre vele. Bilioni di persone muovono rapidamente dall'essere schiavi del salario a partecipare in un'economia decentralizzata, sostenibile, opt-in che fornisce loro il tempo d'innovare e sostenere dal basso uno tsunami di soluzioni. 2060: la biodiversità fiorisce. La coscienza è sotto il nostro pieno controllo. Puoi fisicamente vivere su Marte, Antartide, Nuova Atlantide o la cintura degli asteroidi. Molti scelgono una vita nella mente dei server distribuiti e vivono secoli in una settimana. 2090: annoiarsi è impensabile. Popolazione conscia: 10^20. Bioma restaurato. 2114: inizia la Seconda Terra. – Luke Cockerham.

L'alba dell'intelligenza artificiale

Mi preoccupavo non sarei mai stato benestante quanto i miei genitori. Non mi aspettavo questo. La chiamiamo "L'Età dell'Euforia". E' sopra ogni limite, ma è una buona descrizione di cosa succede quando sostituisci il giudizio umano con l'ottimizzazione algoritmica. Ci volle un po' ai sistemi per auto-aggiustarsi. Andai nel panico quando il mio dottore venne rimpiazzato da un'app. Il denaro divenne presto scarso. Ma c'era sempre abbastanza da mangiare, tuttavia. L'aria divenne più pulita; Internet e il servizio di trasporto (via Amazon) divennero ancora più veloci. Abbiamo smesso di preoccuparci di cosa fare. E abbiamo iniziato a guardare in che modo vivere la nostra vita. Insieme. – Andy Hickl.

L'immortalità ha spostato l'attenzione dagli obiettivi a breve termine, a obiettivi a lungo termine. Una nuova era di responsabilità è sorta. Modificazioni del corpo e ringiovanimenti erano solo a un passo di distanza (nuove opzioni esotiche erano disponibili sul mercato) e tante persone iniziarono a cambiare aspetto settimanalmente, per stare al passo con le ultime mode. Ciò ha reso nulle le abitudini passate di giudicare a seconda di razza e sesso; ora distinguiamo le persone solo dall'abilità e dall'esperienza. Da quando i robot coltivano il cibo di cui abbiamo bisogno e costruiscono le nostre case, ci siamo riuniti in gruppi tribali di nostra scelta con forme di governo indipendenti scelte da noi. Gli umani erano liberi d'immaginare e creare mondi utopici con più arte e ricerca che mai prima d'ora. – Jean Rintoul

Il cibo è lo stesso, ma non è costruito geneticamente. Viaggiare in aereo è diventato estremamente costoso. Le Compagnie fanno soldi dallo squilibrio nell'informazione al vendere segreti. I consumatori pagano per preservare le loro esperienze e condividere dati sulla loro vita segretamente e in privato, e pagano per gadget che permettano loro di processare più dati contemporaneamente (o in altre parole di essere un super uomo). Un'incubatrice per start up diventa l'università numero 1 nel mondo. I guidatori devono abilitare il pilota automatico sull'autostrada. Una compagnia di gadget intelligenti possiede il 50% del traffico dati nel mondo. Senza faccia-a-faccia o voce, è difficile dire se la persona con la quale stai interagendo è un robot o un umano. – Jackie Lee

Internet e graffiti

Quando avremo “l'Internet delle cose” e sensori onnipresenti, ecco un piccolo uso che potrebbe riscaldare il mio cuore: anti-vandalismo. Considera i graffiti: prima di tutto, gli spray non funzioneranno su una superficie, se non hai il permesso del possessore di quella superficie. Se qualche giovane punk in qualche modo riesce a tracciare un paio di graffiti, la sua identità è catturata, e sente, per nome, che è stato multato. A un secondo tentativo, non solo la sua multa si moltiplica, ma uno sciame di droni spara-vernice traccia graffiti sui suoi capelli, sul suo corpo, sui suoi vestiti, sulla sua borsa, e sulla sua moto. - Rodney Offman

Dormo di solito con il mio impianto addosso. Permette che i miei sogni si mescolino con quelli dei miei amici, diluendo l'ansia, aumentando la creatività. Mi sveglio naturalmente, pieno di energia, eccitato dall'idea d'iniziare la mia giornata. Il mio impianto si chiude automaticamente per la mia toilet mattutina. Cucino la colazione alla solita, vecchia maniera. Bollire un uovo, spremere del succo fresco. Il pane che ho fatto ieri possiede ancora una magnifica crosta croccante. Apro il mio impianto, ascoltando quello che i miei amici stanno creando, di che cos'hanno bisogno e aggiungendo un paio delle mie personali aspirazioni. Quindi prendo i miei strumenti e ci mettiamo tutti al lavoro. – Steve Hoefer.

Una nuova umanità

I sopravvissuti al cambio climatico, dal cuore spezzato per la massiccia morte di massa, sono il pool genetico per la nuova fase evolutiva dell'uomo. Nell'adattarsi a un ambiente ostile, l'inclinazione latente alla compassione e alla generosità diventano tratti ereditari. Sistemi, cultura, commercio, e governo hanno lo scopo esplicito di fornire un bene comune per tutti. Condividere la propria conoscenza è riverita come la più celebrata propensione umana. Questo risulta in una corteccia cerebrale consapevole di sè stessa: l'umanità funzionante come neuroni, reti di un sistema nervoso. Gli scienziati imparano a programmare la conoscenza umana su fluttuazioni quantiche che possono sopravvivere il calore mortale dell'universo, nonostante per quale fine rimanga un enigma. – Alan Chamberlain.

La visione di Kevin Kelly

2121. Popolazione 4 bilioni: 85% urbano. Boom delle città, le periferie si svuotano e lottano per non scomparire. Acri di agricoltura ridotti con l'uso degli Ogm. La natura è monitorata quantitativamente: le aree verdi aumentano con l'ingegneria genetica. Energia solare, nucleare, piccole centrali generano energia a basso costo. Adattamento al cambio climatico. La nuova maggioranza è borghesia media, in grado di viaggiare globalmente. Piloti computerizzati rendono il viaggio per tutto il globo comune internazionalmente. Turismo ecologico e storico sono la fonte primaria per i più poveri. I robot prendono possesso degli ultimi lavori di fatica in Asia e Africa. Internet di tutto prosegue fisicamente. Biblioteche universali ed educazione accessibile a ogni età gratis per tutti. Tutti gli esseri umani sulla rete sempre. Interfacce per il cervello, indossabili. Monitoraggio onnipresente. Quantificazione per la medicina personalizzata. Tecno-alfabetizzazione (gestione) delle competenze obbligatoria. – Kevin Kelly

***

Ho scelto questi esempi perché li trovavo i più interessanti.
Kevin Kelly ci azzecca abbastanza, per quanto l'idea di una borghesia creativa in eterno movimento affiancata dalle classi basse che lavorano col turismo sia una visione deprimente. Abbiamo la divertente nonchalance con cui Chamberlain affronta l'idea di una morte di massa, come parte necessaria di un futuro piacevole (!!!). La chiesa Pro-Facebook (o pro-Twitter) colpisce ancora, con un futuro con impianti che ti mettano in diretto contatto con le sensazioni dei tuoi “amici”. Brr.
Offman ha chiaramente visto Demolition Man troppe volte e altrettanto chiaramente deve avere qualche risentimento verso i punk, che per inciso non tracciano i graffiti, quelli sono i graffitari!
Jackie Lee traccia un futuro abbastanza credibile, tanto di cappello. Anche Rintoul traccia un futuro tecno-primitivo molto piacevole, che tutto sommato non mi dispiacerebbe. Per altro il tribalismo è già un fenomeno diffuso d'almeno un decennio, che piaccia o meno.
Andy Hickl invece fa affidamento sulla matematica e sull'imparzialità delle macchine. Impossibile giudicare una fiducia così religiosa nella tecnica.
Luke Cockerham infine gioca (quasi) sull'onirico, ma la fiducia nel crowdfunding è bene riposta, a mio parere. Inoltre la suddivisione per date trasmette un'efficace visione del futuro per gradi, lasciando come ogni buon narratore il meglio all'immaginazione del lettore.
E voi? Quali sono i vostri preferiti?

Fonti:
The Technium – Il sito di Kevin Kelly.
Nel futuro di Kevin Kelly non so come tradurre il termine co-veillent. Qualche idea?
Un'intervista in italiano trovata per caso – Kelly dovrebbe farsi una bella chiacchierata con un certo Foucault. Imparerebbe che è in ultima analisi il potere dominante a detenere le redini della tecnologia, anche di quella “rivoluzionaria”.

1. Se non mi credete provate a seguire Cory Doctorow via Twitter. Vi si cariano i denti dopo due giorni, se non meno...

2. Un testo che sembra interessante a questo proposito sembra essere “Make It So: Interaction Design Lessons from Science Fiction”. Prima o poi dovrò leggerlo.

3. Un certo coff coff (tossicchiare imbarazzato) … Hunger Games … coff coff

4. Vedasi i menefreghisti sull'ambiente. – Sì, la situazione dell'ambiente è disperata, ma la scienza ci aiuterà, basta aspettare... La clonazione per le specie minacciate... Quando arriverà... Basta aspettare... Sì, la crisi economica è grave, ma vedrai i social network ci salveranno, Internet aprirà nuove meravigliose opportunità... – Il bello brutto è che in quest'ultimo caso i social&compagnia sono arrivati, ma non hanno portato assolutamente nulla. Anzi, hanno aggravato inutilmente un divario già ampio. Un ottimo esempio di eterogenesi dei fini!

martedì 1 ottobre 2013

Lanciare gatti nello Spazio

Viviamo in tempi tristi.
Laddove una volta le avventure spaziali erano epopee celebrate con ottimismo scientifico, ora naufragano in finanziamenti cancellati, polemiche sui costi irrisori, luddismo di benpensanti con troppo tempo libero.

Con la Nasa che stringe la cinghia e continua, non sorprende che altre grandi potenze abbiano deciso d'abbracciare il cammino dello spazio, per ottenere successo e riconoscimento internazionale.
Dopotutto, il vero colpo mortale al progresso spaziale è stata la scomparsa dell'Urss, tracollata dopo lent'agonia. Come viene efficacemente espresso dai critici anti-hegeliani, la scomparsa di un contendente non è mai bella cosa. Equilibrio e ricchezza si realizzano con lotte e antagonismi, non con triti monopolii. La scomparsa della dialettica oppositiva, l'Aufhebung, il " superamento che conserva" hegeliano (americano?) si traducono sempre in un predominio stagnante.

Gatti nello spazio! Nyan cat! ...
Così accogliamo con favore che l'Iran abbia deciso di lanciare un gatto nello spazio. 
Non ha perfettamente senso, che uno Stato che ha già dimostrato d'essere incapace perfino di usare photoshop scelga risoluto di gettarsi nella corsa allo spazio. Ma dopotutto, perchè no? 
Abbiamo lanciato cani e scimmie; mancava un gatto, per completare il trittico degli animali dell'uomo.

Mi chiedo se a questo punto la Svizzera lancerà nello spazio un criceto...
Emh. Okay. Il gatto in questione sarà un gatto persiano; informazione curiosa, considerando che l'Iran occupa quella che una volta era la cara, vecchia Persia. E se tornerà vivo- tentativo già provato con mezzo successo dalla seria (?) Francia- senza dubbio le informazioni biologiche e tecnologiche risulteranno utili, al fine del più nobile lancio nello spazio di un astronauta iraniano, nel 2018.

In attesa d'ulteriori sviluppi, non posso fare a meno d'immaginare il grumpy cat di Internet vagare incazzato nello spazio, una smorfia di assoluto nichilismo sul volto... Un'immagine di desolante pessimismo esistenziale... ma come ho detto, viviamo in tempi tristi.  

venerdì 28 giugno 2013

Sulla Luna con un Razzo proiettile (Castle Falkenstein)

Continua la traduzione spicciola degli articoli che compongono la rivista Steam Age, supplemento ruolistico dell'old but gold Castle Falkenstein.

Stavolta ci occupiamo di viaggi nello spazio, e prodi conquiste dell'uomo occidentale sul suolo lunare. C'era un tempo in cui ancora sognavamo di andare nello spazio, e preparavamo vascelli a energia eterica, e razzi proiettile spinti dall'energia idraulica di giganteschi cannoni Jules Verne.

Poi la guerra fredda contro i robot elettrici della Russia Bolscevica terminò, e astronauti dai baffetti manubrio e cosmonauti dalle lunghe barbe si trovarono insieme al bar, disoccupati.
A tracannare birra per dimenticare il passato.

Come racconta Bryan Talbot nella sua introduzione a Cuore dell'Impero:
 "Arruolatosi, come ogni giovane uomo ben pensante avrebbe dovuto fare, durante la guerra del Golfo, Bryan si trovò negli Ussari di Sua Maestà il Principe del Galles, combattendo fianco a fianco con i nostri alleati musulmani condotti dal cavalleresco Saddam Hussein, contro le ingioiellate macchine da guerra condotte dal malvagio Sha' di Persia. "
E così dal competere nello spazio, si passò a cacciare pastori di capre, e a usare le macchine analitiche non per mandare razzi nello spazio, ma per classificare, sorvegliare, punire i cittadini.

Addio al sogno spaziale, welcome to the Panopticon!

Note sulla traduzione: non so bene perché, ma ho trovato questo nuovo articolo difficile da rendere in italiano. Quindi ho cercato di mantenere il tono giornalistico, e mi sono preoccupato meno del solito della completa aderenza al testo originale. Mi perdonino i puristi. ^^

Lunar Shell


barone adam von richten
Mentre scrivo questo rapporto, il razzo sta venendo preparato per il suo battesimo del fuoco, verso la nostra sorella dal corpo celeste, la Luna. Creato dal rinomato scienziato Barone Adam Von Richten, il razzo è il primo tentativo di questo pianeta di superare i suoi limiti terrestri.
L'obiettivo: di raggiungere i confini dell'etere e atterrare su un altro pianeta.
Il razzo- proiettile è un marchingegno veramente singolare.
Costruito con i materiali più resistenti, ricorda fortemente un proiettile più grande del normale.
Il suo lungo corpo termina con una punta che si assottiglia, permettendogli di scivolare attraverso sia l'aria che l'etere. Il razzo ha inoltre tre finestre: una sul davanti, e due sui lati. Le finestre sono state costruite da strati di cristallo al piombo che sono stati incollati fra di loro con resina di alberi di pino. Secondo il Barone Von Richten, questa soluzione ha permesso la maggior resistenza e la contempo la miglior visibilità.


mercoledì 10 aprile 2013

Qualche pensierino banale sulla Thatcher


Quando si dice il Caso!
Studiavo ieri per un esame di letteratura inglese il periodo dai primi anni Cinquanta del novecento ai tardi anni novanta, quando giunge la notizia; lady Thatcher, dopo un lungo ritiro dovuto all'Alzheimer che la perseguitava, è infine schiattata. L'ovvio rigurgito di moralismo e laudi nei confronti della lady di ferro che hanno riversato giornali e media, è giunto talmente a disgustarmi che ho deciso di rompere la mia regola di non scrivere articoli al volo, e piuttosto sono passato a una rapida veloce offensiva.

Trovo l'azione della Thatcher mostruosa sotto molti punti di vista, sia nell'autentico macello sociale che investì piccola borghesia e proletariato, sia nell'idea falsamente diffusa che sia un autentico positivo modello di liberalismo in grado di risanare l'economia.

<< Ahh, se ci fosse lei ora, a risolvere la crisi! >>
<< Ma ha fatto del bene, ha risanato l'Inghilterra! >>
<< Un modello per ogni donna, un autentico modello! >>

Potrei ribattere punto per punto molte delle (false) affermazioni che lodano la Thatcher, ma preferisco elencare svariati punti dal libro di letteratura inglese che sto studiando, che nell'impostazione manualistica è nell'insieme piuttosto oggettivo, senza sfociare né tanto nella lode, né tanto nel vituperio.

Prima di partire con il rant trovo interessante ricordare che nell'insieme il progresso inteso come studio scientifico e avanzare di scoperte e invenzioni che non siano troviamo-nuovi-modi-per-sfruttare-i-consumatori subisca una prima battuta d'arresto proprio con la massiccia campagna di privatizzazione di Thatcher e Reagan (che nel secondo caso impietosamente soffoca la povera Nasa), quando si aprono le porte di Università e scuole a Loghi e Multinazionali, rottamando al contempo quant'era la gloria dell'industria manufatturiera e industriale inglese, che verrà come nel resto dell'Occidente progressivamente traslocata nello sfintere della Terra (aka terzo Mondo).

mercoledì 8 agosto 2012

Fight for space

 We choose to go to the moon. We choose to go to the moon in this decade and do the other things, not because they are easy, but because they are hard, because that goal will serve to organize and measure the best of our energies and skills, because that challenge is one that we are willing to accept, one we are unwilling to postpone, and one which we intend to win, and the others, too.

(J.F. Kennedy)

Un nuovo robottino è arrivato su Marte.
Rotelline per muoversi, bracci meccanici per cogliere i delicati fiori pietre del deserto marziano.
Impiantata nella testolina metallica istruzioni di cercare la vita.
Forse metano, forse resti fossili. Senza dimenticare la favoleggiata acqua.



mercoledì 20 giugno 2012

Vomito ergo sum


A volte quando penso che viviamo nel 2012 (2012!) non cesso di stupirmi.
Non certo per strambe profezie di popoli amanti di sacrifici umani e incapaci di costruire una misera ruota, quanto per il fatto che siamo finalmente entrati nel ventunesimo secolo.
Vi rendete conto?
Viviamo in quella che i nostri nostri predecessori non smettevano di considerare un'epoca d'oro. Incredibile progresso.
Colonizzazione dello spazio.
Macchine volanti.
Sconfitta delle malattie.
And so on.
Nulla che la fantascienza degli anni 50/60' predicasse s'è avverato.
Nulla di quanto il movimento cyberpunk anni 80/90' profetizzava s'è avverato.
A tutti gli effetti gli unici autentici progressi vi sono stati nei mass media, nelle tecniche di comunicazione, nel pittoresco mondo del cyberspazio: ma ancora una volta è un'evoluzione stentata, zoppicante, in ultima analisi fallimentare.
Non sarà certo l'ipad che mostreremo alle successive generazioni, affermando: questo ha fatto la storia, figliolo (sic).



Spesso si dice: abbiamo chiesto troppo.
Abbiamo preteso troppo.
Macchine volanti? Che idiozia.
Colonie su Marte? Impossibile.
Andare sulla Luna? Nonsense...
Si riduce sempre lì il succo del discorso: non è possibile richiedere più di tanto dalla tecnologia.
Ci vorrà molto più tempo prima che succeda.
Oppure: è veramente necessario? Non dovremmo occuparci della Terra, piuttosto?
O della povertà, le guerre intestine, la mafia?
Perché sprecare risorse, e soldi e ricerche nel progresso?
Esiste un termine che s'andò affermando, verso la fine dell'ottocento che si adatta molto bene per feccia di questo genere: Luddisti. Il luddista rifiuta la tecnologia, le macchine in quanto ritiene siano alla base del suo stato di povertà. Spesso questa convinzione- e rifiuto- s'accompagna a un ridicolo ritorno alla natura, intesa come madre, essere benevolo, matrice d'ogni bontà.
Disgustosamente rousseiano.
Secondo i nuovi Luddisti non c'è nulla sulla Luna che valga la pena di nuove spedizioni.
Secondo i nuovi Luddisti la tecnologia va bene così com'è, senza troppe innovazioni.
Secondo i nuovi Luddisti tutto deve rimanere fermo, anzi se possibile retrodatarsi, andare indietro nel tempo se non nei fatti almeno nello stile.

Luddisti: un ottimo spunto steampunk ^__^
E giungiamo quindi al nocciolo del problema. Per merito dei Luddisti, non è la tecnologia che smette d'evolversi, è la cultura. Perchè se nel progettare un razzo che vola su Marte vi sono oggettivi problemi scientifici, non esiste valida giustificazione al momento di valutare l'evolversi della cultura. 
Cultura che mostra ai pari della tecnologia, nessun progresso.
Da più di un decennio si ripetono- perpetuano- modelli letterari e artistici che sono cloni malriusciti- sfigati di quanto già era diffuso negli anni 80/90'. E' come se Dio avesse congelato un intero mondo e lo costringesse a rivivere secondo per secondo quanto già si rifletteva, valutava negli anni 80'.

La musica? Ripercorre vecchi consunti stilemi, ingessata dalle richieste del mercato, asfissiata dalla mancanza di coraggio nello sperimentare. Perfino l'elettronica- musica "giovane" ricerca il passato.

L'arte moderna? Giace morente, annegata nel suo stesso vomito narcisista.

La scrittura? S'automodella sulle riflessioni del passato, perpetuando gemelli omozigoti di opere letterarie viste e straviste. L'ebook stesso, perfino nei paesi di massima diffusione- es. America- non sfrutta nessuna potenzialità concessa dall'elettronica. Un esempio? Hyperlink. Il saltare di pagina in pagina con il semplice cliccare di un tasto. C'è qualcuno che l'abbia davvero sfruttato, per accedere a pagine Internet, dare voce a una narrazione corale, interfacciando rete e lettura? Al momento mi sovvengono solo esempi d'ebook per "bambini" e qualche occasionale ebook di formazione.
Al momento gli ebook sono solo libri: libri in digitale, e non su carta, ma libri tradizionali a tutti gli effetti.

Il videogioco? Fiorisce a nuova vita il retrogaming, s'osannano i capolavori del passato. Anni 80, 90, l'età d'oro. Con Kickstarter si batte duro sui desideri dei giocatori: vogliamo il passato si pretende. Vogliamo i vecchi giochi. Nuova grafica? Sì, ma senza esagerare. Deve sembrare vecchio. Vecchio è bello. Gli anni 90, ah che bei tempi. Cosa? Non ci sono mai vissuto? Non importa, sono l'alba dei videogiochi, è giusto imitarli e imitarli e imitarli senza tregua.

Ho volutamente trascurato il cinema per due motivi: primo, non è "medium"che conosco bene quanto libri e videogiochi; in secondo luogo i continui sequel, reboot e rifacimenti lo rendono un bersaglio fin troppo facile, al punto che parlando di film perfino nel gregge della gente comune si avverte bene questo senso di "stanchezza", autentica stagnazione creativa.
Atto di forza (1990): remake in dirittura d'arrivo nel corso del 2012.
Judge Dredd (1995): reboot in produzione per il 2013.

Ironia delle ironie, qual'era la musica di sottofondo mentre scrivevo quest'articolo?
I fight dragons, ovviamente. Stile, video, musica letteralmente intrisi d'anni 80/ 90.


Save world, get girl

Ah nostalgia canaglia!

Fonti sparse:
Anacronismi , articolo di Matteo Bittanti, Significativamente il sottotitolo recita "Intrappolati negli anni 90".
L'immagine dei Luddisti intenti alla distruzione del telaio è dell'artista Peter Jackson, diritti riservati.
I fight dragons hanno messo gratuitamente a disposizione numerose canzoni sul sito ufficiale, dateci un occhiata se vi va. (album KABOOM, in particolare)
Il manifesto Golden Age, con fidanzatini astronauti che guardano la partenza del razzo- ah finissime allusioni fallocratiche - è stato preso da una raccolta di vecchi manifesti retrofuturistici

"Soon there will be no one who remembers when spaceflight was still a dream, the reverie of reclusive boys and the vision of a handful of men" -Wyn Wachhorst, 1995.