Visualizzazione post con etichetta militaria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta militaria. Mostra tutti i post

lunedì 5 giugno 2017

Steampunk in salsa Osprey, tra storia e scienza


Nel 1862 una gigantesca meteora ha colpito l'emisfero occidentale. La cascata di frammenti stellati ha tempestato Europa, Russia e America con un nuovo minerale: l'hephaestium. 
Di facile combustione, simile al carbone naturale, l'hephaestium brucia molto più a lungo, con una resa calorica dieci, cento, mille volte superiore. Può facilmente venire combinato con altri elementi, miscelato, assunto come farmaco, droga o stimolante: potenzia con un solo granello intere corazzate. E' il combustibile del futuro, arrivato nell'epoca sbagliata: nel pieno dell'età vittoriana. 




lunedì 21 marzo 2016

Bug Hunts!


La Osprey negli scorsi due anni, nonostante una certa opposizione dei vecchi barbogi, ha lanciato diverse nuove serie che la smarcano decisamente dall'ambito della storia militare e delle uniformi cui è di solito associata. Accanto al successo di Frostgrave, dimostrazione che c'è ancora spazio per giochi di schermaglie tradizionali sul modello del mai troppo compianto Mordheim, si è data da fare a promuovere sia giochi da tavolo in scatola che manuali per schermaglie con le miniature.
Tra i tanti progetti, di particolare interesse è la serie Dark Osprey, rivolta a quel genere di argomenti che si vorrebbe trattare scientificamente, ma che l'appassionato sa in fondo appartenere al campo speculativo più sfrenato.
La Osprey in tal senso ha commesso un'autentica eresia per chi odia il “fantastico”: nella serie Dark Osprey ha scelto infatti di trattare argomenti immaginari con uno stile, una documentazione e sopratutto delle immagini il più possibili realistiche; in altre parole, ha scelto di applicare la veridicità storica e gli strumenti essa correlati ad argomenti di cultura geek.
E' solo una mia intuizione, ma ritengo che i lettori delusi da queste scelte che definiscono “facile marketing”, siano gli stessi che criticano il fantasy e la fantascienza perché storie “inventate” rispetto al realismo del romanzo storico. Se non fosse che il romanzo di storia stesso è alla fine un'opera di finzione, poco importa quanto accurata e maniacale sia la ricostruzione in atto, protagonisti e vicende restano a ogni modo inventate, a meno che tu non rediga una biografia... Andrebbe anche aggiunto che non c'è alcuna barriera invisibile che impedisce di usare la metodologia delle discipline umanistiche per trattare argomenti di fantasia, o che ugualmente impedisca di sfruttare le proprie conoscenze scientifiche per scrivere hard sf. Quest'uso “giocoso” di quanto si è imparato può irritare, ma è non ne scorretto, ne illegale.
Ma come sempre, sto divagando...

lunedì 1 giugno 2015

Stampanti 3D e giochi di miniature in scala 1/1: Home Raiders, Panzerfauste


Siamo ancora agli albori di quanto si potrebbe fare con le stampanti 3D.
Prendiamo solo i giochi di miniature – tabletop wargaming, per usare l'espressione inglese, che risulta più azzeccata, più settoriale. Al momento si usano le stampanti per tagliare i costi di produzione, proporre miniature su “ordinazione” e permettere alle aziende di medie dimensioni di produrre miniature al doppio della normale velocità. Ma al di fuori d'occasionali tentativi di offrire direttamente ai giocatori i mezzi per creare le loro miniature, il processo resta molto tradizionale: si producono giochi fantasy, che imitano il colosso Warhammer, o scelgono la strada del fantasy “generico”; oppure si producono giochi sci fi, che imitano il futuro di tute potenziate e alien(i) tracciato da Heinlein&Warhammer 40000. Occasionalmente, si tentano strade diverse, ma pur sempre nell'alveo di prodotti convenzionali: lo sci fi ultra stilistico d'Infinity, il mash-up di Malifaux, il cyberpunk di Hint, e di tanti altri. Ma sopratutto si continua a fare l'occhiolino alle grandi produzioni, come a sottolineare al giocatore continuamente, che sì, non c'è problema, abbiamo il nostro sistema di regole, ma l'importante è che puoi usare questo generico soldato-spaziale-con fucilone per il tuo gioco “grande”, che sia l'ennesimo imperatore sul trono, o il jedi di turno, o l'agente cyberpunk della Corporation...
Al di fuori della Wyrd Entertainment, chi cerca davvero d'offrire giochi con una loro anima, una loro identità, slegati dai soliti setting... Sono piuttosto rari.
Quanto sarebbe bello un gioco da tavolo ambientato ai giorni nostri, magari con un piglio horror che rubacchi dalla body horror del primo Cronenberg, con bande di derelitti dalla carne fusa con televisori&co in lotta contro sette barkeriane? O quanto sarebbe bello un gioco che riproduca con scala 6mm una moderna riot, incorporando gli ultimi studi sul comportamento delle folle e il loro controllo (con magari due giocatori, l'uno che protesta, l'altro che argina la massa?). Certo, giochi difficili. Da realizzare e tradurre in meccaniche convincenti. Tuttavia, sperimentare con scale e modelli diversi è ora possibile, rischiando infinitamente meno rispetto al passato. Sono convinto che più andremo avanti, più vedremo modelli e prototipi decisamente distanti dagli schemi convenzionali.

Videodrome, artbook.


mercoledì 16 aprile 2014

Suffragette Ninja!



Come tutti i movimenti Sindacali delle Trade Unions operaie e allargando il campo come per ogni movimento di emancipazione, il movimento delle suffragette fu un affare duro e sanguinoso.

Nei libri di storia le pretese degli operai vengono inseriti nel flusso di un progresso generale, dove i diritti del lavoratore vengono man mano integrati nel più generale processo di industrializzazione. Tuttavia, se il movimento di scioperi e proteste ebbe successo fu per la testardaggine dei lavoratori, difficilmente per un'immaginaria “apertura” degli imprenditori e dei lavoratori delle fabbriche. 
L'idea che mi sono fatto è che le richieste dei diversi movimenti operai nel corso dell'Ottocento fossero violentemente in contrasto con l'ordinamento che si andava imponendo. Infatti, a ogni puntuale crisi economica, guerra (di produzione e/o militare) le suddette conquiste venivano metodicamente annullate. L'Inghilterra era una monarchia parlamentare pesantemente classista e poté raggiungere questo alto grado d'industrializzazione proprio in virtù di un classismo teorizzato e legiferato dalla Gentry. La Francia tormentata da continue rivoluzioni politiche e sociali, perse infatti il passo: troppo potere al popolino, troppa apertura alla democrazia. La Prussia che andava unificando la Germania invece, non a caso in virtù del suo rigidissimo sistema che l'avvicinava all'Inghilterra (e forse la superava) poté industrializzarsi con rapidità spaventosa. 
Lo vediamo tutt'oggi: la direzione centralizzata della Cina sta conquistando i mercati molto più rapidamente della Russia post-comunista, che liberalizzando completamente il mercato andò rapidamente nello sfascio più completo. Questo per dire che non c'è alcun necessario nesso Democrazia-Industria-Progresso, anzi il primo temine lo escluderei decisamente.


In questo ambito, come detto, il movimento delle suffragette fu un affare singolarmente sanguinoso.
Gli scioperi della fame risultarono una sgradita novità per le carceri inglesi, che scelsero un'alimentazione forzata che non possedeva certo la delicatezza delle Flebo endovena moderne: dovete immaginare tubi che spaccano i denti di bocche risolutamente serrate, sbobba ficcata in gola, rigurgiti&vomiti, gente soffocata e altre simili piacevolezze.


In questo contesto la situazione verso il 1913 raggiunse un autentico “punto di ebollizione”.
Sylvia Pankhurst giunse a consigliare le sue seguaci d'imparare le arti marziali e prese a raccomandare che ognuno si portasse randelli e 

We have not yet made ourselves a match for the police, and we have got to do it. The police know jiu-jitsu. I advise you to learn jiu-jitsu. Women should practice it as well as men.
Don’t come to meetings without sticks in future, men and women alike. It is worth while really striking. It is no use pretending. We have got to fight.


L'esortazione di Sylvia Pankhurst non andò inascoltata, anzi: per proteggere i diversi leader del movimento dagli assalti di arrabbiati difensori dello status quo, la Women's Social and Political Union scelse di creare una Bodyguard, un corpo di guardie del corpo femminili, che proteggessero le Suffragette nei momenti più violenti dei numerosi Comizi in piazza. Venticinque, trenta donne che scelsero d'imparare il jiu-jitsu. Questa particolare arte giapponese era già stata introdotta in Inghilterra quindici anni prima dalla leggendaria figura di Edward William Barton-Wright, il fondatore del Bartitsu, l'arte marziale di autodifesa usata da Arthur Conan Doyle nei racconti di Sherlock Holmes! I giornalisti non appena vennero a conoscenza del fatto deliziati coniarono l'impronunciabile neologismo Jujitsusufragettes!

E ora veniamo allo scontro in cui dove più la Bodyguard di suffragette diede prova di sé: 

La battaglia di Glasgow (Battle of Glasgow)



venerdì 29 novembre 2013

Giacobini steampunk e strane macchine infernali

Piccola segnalazione per un episodio curioso in cui sono incorso studiando Storia della Francia.

Nel corso della rivoluzione francese molti dei caratteri del giacobinismo prima di venire esportati all'esterno in forma di conquista militare (Napoleonica) vengono spesso già assorbiti dai circoli della plebe urbana dei diversi popoli confinanti, fatti propri da larghi ceti della bassa borghesia e diffusi mediante una produzione sotterranea di libelli, vignette e quelli che oggi definiremmo fumetti a violento intento satirico (in effetti al cui confronto le attuali strisce son roba da leccapiedi che godono del consenso di entrambe le parti).
In Austria, in quel calderone che è Vienna, riescono a formarsi due circoli; il Barone Andreas Riedel (ex di Leopoldo), dove troviamo un ufficiale, Franz Hebenstreit; e il circolo del poeta fra massone Aloys Blumauer, i cui contatti annoverano due importanti armatori navali. I due circoli coinvolgono principalmente burocrati, fedeli del giuseppinismo di ferro illuminista, piccolo clero, medici, intellettuali, qualche studente fuori corso. Senza un reale appoggio se non nei contadini (fondamentale alleanza fra città e campagna) almeno nella plebe urbana (Bottegai e artigiani) il movimento è presto destinato alla sconfitta.

Nell'estate del 1794 Riedel e Hebenstreit decidono di passare all'azione: creano una Lega per l'Uguaglianza antiaristocratica, redigono una professione di fede in forma di poema, Homo hominibus, in cui auspicano: nuova legislazione in favore dei diseredati, abrogazione delle vecchie leggi, un regno dell'Uguaglianza, dell'Armonia e della Pace. E' un bel programma, se non fosse che a conoscere gli intenti del circolo giacobino sono solo un pugno di intellettuali. Le speranze di una sollevazione sono realisticamente basse.

Nel giugno 1794 l'attivissimo Hebenstreit manda due membri del gruppo a Parigi, per presentare i piani di sua invenzione per una temibile macchina da guerra, che da Vovelle viene descritto come 

"una sorta di carro irto di falci contro la cavalleria"

martedì 15 ottobre 2013

Guerriere fantasy e uniformi americane



Brienne di Tarth
C'era un tempo in cui non si poteva accedere alla bloggosfera senza trovare qualche discussione (troppo seria) sulle donne guerriere nel fantasy. Fisica, scienza, storia; di tutto per giustificare l'improbabile immagine della tradizionale guerriera fantasy che gnocca e prosperosa mulina (il verbo stesso mi fa rabbrividire) gigantesche spade a due mani, che tira con archi lunghi, il tutto ovviamente a cavallo di un drago, in armatura pesante o completini fetish. 
Ora, intendiamoci: nell'immagine Heavy Metal Style della guerriera fantasy non c'è nulla di male. Ma giustificarlo come "realistico" pone qualche oggettiva difficoltà. Col senno di poi, la Brienne di Tarth di George rr Martin risolve facilmente la situazione: ma lo scrittore quattordicenne, Paoliniano, mi verrebbe da definirlo, non vuole un personaggio brutto e complesso psicologicamente. Vuole una fantasia sessuale, che alimentata da Mmorpg e D&d difficilmente sarà interessante. Questo per dire che non c'è nulla di male nemmeno nelle fantasie, se ahimè un minimo originali. Sulle vecchie enciclopedie di racconti della Marion Zimmer Bradley, molti scrittori erano maschi, ad esempio.
A voler distruggere definitivamente l'argomento, per avere un personaggio femminile carino e grazioso che combatta con l'abilità di un maschio basterebbe spostarsi nel 600, nel 700; fioretto e armi da fuoco e già (un minimo) di realismo l'abbiamo raggiunto. Ma ancora una volta Paolini lo scrittore quattordicenne, non vuole un fantasy originale: vuole il fantasy medievale, con la santa trinità di elfi, umani e nani. 
Eowyn nel cartone animato pre-Peter Jackson
Quest'idea, che basta vestire una donna da maschio per farla combattere come un maschio sembra aver investito l'esercito americano, che solo dopo dieci anni di conflitto s'è accorto che in effetti le uniformi di guerra maschili non andavano bene per le donne.

martedì 17 luglio 2012

Nel nome di sua maestà! (Vittoria, ovviamente!)

" Lunga vita alla regina! "

Un'adorabile baldracca. 

Si pulisce i baffetti dalla schiuma della birra, sbriga una veloce occhiata al pub deserto: sicuro d'essere in pace digita sulla tastiera in avorio lavorato, clicca col mouse in acciaio cromato "Nuovo post" sullo schermo lamierato in ottone.

Ho scoperto relativamente da poco gli Osprey. Al negozio del modellismo locale i pochi albi erano invariabilmente dedicati al periodo napoleonico, che nella sua parata di soldati pagliaccio mi hanno sempre lasciato decisamente freddo e piuttosto indifferente.
Ad ogni modo, sfogliandoli ho sempre apprezzato l'estrema cura nella ricostruzione, il livello perfezionista di dettaglio con cui vengono spiegate truppe e armamenti, senza dimenticare quantomeno utili analisi della situazione storica del dato periodo.





mercoledì 13 giugno 2012

Soldatesse vittoriane


L'età vittoriana, viene più volte pesantemente sottolineato dai libri di testo e nei romanzi ottocenteschi, è sostanzialmente un'età di pesante abbrutimento delle condizioni della donna, ridotta a oggetto da far maritare, reclusa nella casa borghese e infine costretta ad avvilenti matrimoni d'interesse.

Nutro qualche ragionevole dubbio che la condizione femminile fosse davvero così pesantemente retriva nell'ottocento, ma non avendo ancora sufficienti conoscenze sul periodo vittoriano, mi limito a un sano scetticismo.
Nell'opera "La donna al tempo delle cattedrali", la Pernoud chiaramente smonta ogni pretesa d'oscurantismo nei confronti del medioevo, dimostrando come la donna detenesse pari diritti al maschio: tuttavia nei discorsi da bar non si cessa di considerare l'epoca precedente agli anni 1960 come un lungo, lunghissimo periodo di schiavitù. Ridicolo.

Ad esempio non riesco allora a spiegarmi quest'immagine trovata ieri, rovistando nel ciarpame ottocentesco.


Cito dal PDF da cui ho ritagliato l'immagine:
Arms and armor- uniform illustrated 21- victorian colonial wars- Philip J Haythornthwaite (1988)


"The defence of the Empire was not exclusively a male preserve: pictured here is "A" company Amazonians, 62 nd st John Fusiliers (new Brunswick) The young ladies wear "uniform" styled on that on the current military fashion, including the wide- brimmed slouch hat: however this practical head dress was never intended to be balanced precariously atop an elegant coiffure! The officer wearing the 62nd mess dress and forage cap (bearing a grenade over the regimental number) appears slightly bemused by the presence of so much martial beauty!"
Trovare la versione cartacea del manuale sarebbe una manna dal cielo: è letteralmente ripieno d'illustrazioni di reparti paramilitari e dell'esercito inglese, spesso assai curiose: si passa dal puro orgoglio britannico nelle tradizionali divise rosse in Africa, a foto di reparti "inglesi" di soldati cinesi, al tempo della ribellione dei Boxer.

Ritornando alla foto: la divisa è accertata come gonna lunga, tunica a collo alto, e quel cappello chiamato Slouch Hat, dalle larghe falde, utile per proteggersi dall'umidità e dal sole. La cosa curiosa è il modo con cui viene calzato il cappello militare nella foto: appoggiato sulle 23, quasi fosse il cappellino alla moda della signorina per bene da Parigi. Molto grazioso *__*
Il reparto Amazonians è canadese; le armi sono (credo) fucili Martin- Henry.
Luogotenenti e ufficiali erano maschi, ma il resto del reparto era interamente femminile.

Se trovate altre informazioni al riguardo, o avete correzioni sull'uniforme, commentate, che sono curioso.

Così su due piedi, la compagnia Amazonians sembra un ottimo modello per un racconto che ruoti attorno al concetto di Amazon brigade ^^

sorelle guerriere: esempio di amazon brigade...diverso