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giovedì 26 maggio 2016

Il Signore dei Film – Il ritorno del re parte 2 (analisi)


Sesta e ultima puntata di questa rubrica sul Signore degli Anelli di Jackson.

L'idea iniziale era di selezionare solo alcune delle curiosità presenti nel saggio The Lord of the Films, di J. W. Braun, senza ammassare troppe note tecniche. Vedendo il buon riscontro in termini di visite e condivisioni, alla fine ho tradotto interi capitoli del libro, allungando di articolo in articolo il livello di dettaglio. Ad esempio, nella prima parte della Compagnia dell'anello, ho saltato a piè pari ogni genere di spiegazione sugli effetti ottici e i trucchi usati da Jackson per le diverse altezze di nani, hobbit e umani. Magari, passato qualche mese e con più tempo e calma a disposizione, rimaneggerò parzialmente la serie correggendo alcuni errori e aumentando la qualità dei fotogrammi. Ad esempio, nella parte 1 del Ritorno del re ho dimenticato di inserire il cameo di Jackson come capitano dei pirati! Allo stesso modo, uso certe volte i termini inglesi e altre volte la traduzione italiana. Ad aggravare il problema, alcune volte la traduzione scelta nel libro non è la traduzione scelta nel film e viceversa. Insomma, il materiale è tanto, come la confusione.
Consolatio Tolkien, guide simili in italiano non esistono e quando ci sono, risultano o parziali, o scorrette, per il semplice motivo che non sottolineano quali fonti hanno usato. Anche in articoli triviali come questo, al momento di confessare affari di regia o curiosità di casting, saper dire qual'è la fonte è importante. Certo, i lettori condivideranno comunque e ovunque, specie se l'informazione è in pillole – una frase, una foto, un colore sgargiante – ma dal punto di vista dell'onestà e della morale è scorretto. J. W. Braun, nel nostro caso, è uno dei principali gestori di One Ring. Net e la sola mole di interviste racchiuse convincono della bontà del saggio, decisamente non riepilogativo.

giovedì 19 maggio 2016

Il Signore dei Film – Il ritorno del re parte 1 (analisi)


L'aspetto che continua a sorprendermi dei film tratti dal Signore degli Anelli è l'incredibile grado di casualità che prevedono: da scene tagliate, ad attori pescati all'ultimo momento, a radicali cambiamenti dal libro, l'intera trilogia è un bric-à-brac di soluzioni tecniche e narrative.
Si affianca un uso del digitale per l'epoca all'avanguardia a effettacci gore e splatter che sappiamo bene mutuati dal retroterra horror di Jackson. Se confrontata coi film fantasy precedenti – a eccezione forse del Conan di Milius – la trilogia di Jackson spicca per realismo di armi e armature, eppure non vi mancano le scene tamarre, dalla gara di orchi da uccidere, agli elefanti/olifanti digitalmente ingigantiti, alle acrobazie con scudi/skateboard e troll impazziti.
Sono tre film certo omogenei sul piano narrativo, molto “coesi”, eppure straordinariamente vari nei toni e nell'atmosfera. Questo spiega perchè tutt'ora siano film trasversali, apprezzati sia dai professori, che dagli studenti, che dai più nerd come dagli spettatori meno avvezzi al fantasy. Nonostante rimanga una trilogia di lunghezza considerevole, anche a voler spezzarla in due parti o voler preferire l'edizione “ridotta” trasmessa a suo tempo ai cinema, i film continuano a essere visti.
A voler fare un paragone che non intendo offensivo, Il Signore degli Anelli sta al cinema Fantasy come Grand Theft Auto ai videogiochi. Ogni capitolo di Gta rimane un successo annunciato, un botto negli store che cancella ogni concorrente per diversi mesi. Ed è un videogioco difficile: giocato a difficoltà normale presenta alcuni livelli e alcune sfide tutt'altro che amichevoli per un giocatore che non sia assiduo. Eppure, rimane un gioco tremendamente popolare.
Allo stesso modo e a prescindere dal contenuto, Il Signore degli Anelli di Jackson rimane un'opera di celluloide impegnativa, con la sua dose di spettacolo certo, ma con un accompagnamento linguistico pesante (parole antiquate e auliche, l'elfico, la quantità di nomi) e una durata che sfida lo spettatore, specie nel passaggio dal cinema ai dvd/televisione. In tema di durata, a inizio 2000 l'impatto doveva essere notevole, considerando che un'ora e mezza era diventato il dogma di ogni produttore, indifferentemente dall'argomento del film. Un altro merito della trilogia: sdoganare i film di due ore e tre quarti, tre ore. Le saghe, le trilogie, i film strettamente legati l'uno all'altro.

Con questo quinto appuntamento iniziamo la disamina della parte 1 del Ritorno del re, in concomitanza con la trasmissione serale alle 21.10 su Italia 2. Non ricordo con esattezza dove scelgono di terminare la prima parte nella versione televisiva, ma nel caso manchino delle sezioni in quest'analisi, rimedierò col prossimo (e ultimo) appuntamento.
Buona lettura/visione!

giovedì 12 maggio 2016

Il Signore dei Film - Le due torri parte 2 (analisi)


Il tempo scorre veloce e inesorabile, mi sembra ieri che scrivevo la parte 1 della Compagnia dell'anello e siamo invece a (quasi) metà maggio, con gli esami universitari all'orizzonte.
Dei tre film della trilogia jacksoniana ho sempre preferito la Compagnia, per la varietà di situazioni che presenta: dalla Contea, a Brea, a Gran Burrone, a Moria, a Lorien.
Le due torri, al confronto, appaiono di gran lunga più omogenee e circoscritte.
Da un lato Rohan, dall'altro le paludi e Faramir. Gondor e Rohan, i reami degli uomini: al di fuori della “meraviglia” degli Ent, l'elemento fantasy viene piuttosto ridotto.
Da chi non è un fanboy un appassionato di Tolkien, Le due torri è anche il film che vedo meglio sopportare, con le motivazioni che è meno dispersivo, meno confusionario, con l'attenzione di regista e attori concentrati su pochi punti. Innegabile, senza citare la lunghezza effettiva, rispetto al colosso (anche in edizione normale) che è La compagnia dell'anello.
Tuttavia, la lentezza della Compagnia, così come del primo film de Lo hobbit rappresenta per me un valore aggiunto, un lento scalare in grandezza che vede il lettore/spettatore dapprima guardare degli hobbit festeggiare un compleanno per ritrovarsi nemmeno tre ore dopo al confronto con la morte eroica di Boromir. Al confronto, Le due torri è piatto, non vede alcuna escalation reale. Intuiamo fin dall'inizio che scopo di Saruman è annientare Rohan assediando il Fosso di Helm.
Vi sono poi le scelte di design che trovo spinte all'eccessivo stereotipo, rispetto alla verosimiglianza accettabile della Compagnia: gli umani di Rohan sono un'etnia completamente bionda, neanche i norvegesi hanno una simile omogeneità genetica, mentre al contrario i soldati di Gondor hanno tutti capelli neri e un'inesauribile scorta di armature fabbricate in serie.
Con ciò, oggettivamente Le due torri è un film migliore, di facile fruizione.

Le due torri parte 2 inizia con lo scontro con i warg, che immaginavo già presente nella parte 1, per poi proseguire con Faramir e la cattura di Gollum. Le curiosità e le annotazioni che leggete sono per lo più tradotte dal saggio The Lord of the Films, di J. W. Braun. 
Sono errori, curiosità di regia, finezze di Peter Jackson invisibili ai profani.
In teoria, La parte 2 dovrebbe venire trasmessa stasera, su Italia 2, alle 21.10.
Buona lettura/visione!

giovedì 5 maggio 2016

Il Signore dei Film - Le due torri parte 1 (analisi)


Discutendo del Signore degli Anelli con amici e colleghi, rimango sempre stupito di come alcune assunzioni di base della storia siano errate. Ad esempio, succede di dover leggere che Il Signore degli Anelli è una classica storia cavalleresca. Senza togliere assolutamente nulla al background medievale della storia, l'obiettivo stesso della Compagnia è un'antitesi di ogni epica tradizionale: anziché intraprendere una quest per salvare un oggetto magico, lo si deve distruggere.
Non vi sono, come in certe sessioni di D&d, barbuti stregoni che ti chiedono di trovare una sedia magica nel reame dell'Al Di Qua. Ma non c'è nemmeno una satira, o una presa in giro dell'epica medievale come già succedeva nel '500 e nel '600: piuttosto, vi sono personaggi tradizionali (Aragorn) che coesistono accanto a personaggi contemporanei (gli hobbit, Frodo) che pur dentro un'ambientazione medievale, devono conseguire un obiettivo modernissimo. Mentre ritrovare un corno magico, una spada incantata ecc ecc è sempre motivo di giubilo nel romanzo “tradizionale”, nel Signore degli Anelli ritrovare, scoprire dov'era l'Anello è una sventura, esibirlo una disgrazia e paradossalmente distruggerlo un obiettivo fondamentale.
Sono, almeno per me, banalità, ma nella vulgata comune non so bene perché stupiscono sempre.
O ancora, l'accusa di nostalgia che dovrebbe in teoria pervadere il Signore degli Anelli, in realtà è difficilmente rintracciabile: lo stesso Sam, nel finale de Il Ritorno del Re, vede negli occhi della figlia, Elanor, la bellezza degli elfi. Quanto vi è di positivo nella razza elfica ritorna nei figli degli uomini (e degli hobbit) senza essere perduto per sempre, anzi.

La parte 1 de Le Due Torri dovrebbe venir trasmessa stasera, su Italia 2, alle 21.10.
Quanto segue è una parziale traduzione (con alcune mie osservazioni e approfondimenti) del testo The Lord of the Films, di J. W. Braun. E' un saggio, piuttosto divertente, che tratta curiosità e sottigliezze della trilogia di Peter Jackson. Ogni film è diviso in sezioni (riferendosi all'edizione estesa) che vengono analizzate su quattro livelli: commenti del pubblico, curiosità di casting e making off, sottigliezze e dettagli nelle diverse scene e infine errori talmente minuti da essere praticamente invisibili per chi non ferma i fotogrammi.
Il Signore degli Anelli viene di solito trasmesso ogni quattro mesi, ma non ho idea di dove termini la parte 1 e la parte 2: nel caso manchino alcune sezioni, recupererò nella parte 2, il prossimo giovedì. Buona lettura (e visione)!

giovedì 28 aprile 2016

Il Signore dei Film - Compagnia dell'anello parte 2 (analisi)


Il giovedì della scorsa settimana avevano dato in televisione su Italia 2 la prima parte dell'edizione estesa del Signore degli Anelli, come mi hanno comunicato ormai usano fare ogni quattro mesi.
Stranamente, spot pubblicitari a parte, era davvero la parte 1 della Compagnia dell'Anello ed era davvero la versione estesa.
Questa serie di articoli vorrebbe accompagnare ogni giovedì con una carrellata di curiosità, appunti
filmici e osservazioni pungenti sulla trilogia jaksoniana.
Di proposito, ho depennato le osservazioni relative alla fonte cartacea, preferendo invece un'analisi puramente sulla celluloide.
Rivedendo La Compagnia dell'Anello parte 1, il primo appunto che mi è balzato all'occhio è la scelta di chi l'ha trasmesso di tagliare al Concilio di Elrond. Scelta che lascia perplessi perchè ero convinto che sarebbero arrivati fino a Moria, ma che dal punto di vista “cronologico” ha il suo senso, essendo due ore per giovedì.
Pertanto, ho recuperato dall'articolo precedente la sezione sul Caradhras e su Moria, arricchendola già che c'ero con qualche nuovo appunto.
Un altro errore dalla mia parte, è una certa confusione tra nomi originali inglesi e traduzioni italiane, che spesso alterno senza rifletterci. Essendo l'articolo in italiano, ha senso che lo siano anche i nomi, sebbene nel caso degli appunti geografici mi venga naturale usare il termine inglese!
Lothorien è un buon esempio! Non appena avrò più tempo a disposizione, ricontrollerò e nel caso correggerò eventuali aporie della parte 1.

La versione estesa dello scorso giovedì conferma la mia impressione che Jackson, dovendo tagliare, abbia di proposito tagliato l'aspetto più fiabesco della storia, sacrificando Tom Bombadil e la volpe “parlante” dei primi capitoli a favore di una maggiore introspezione psicologica.
Scelta saggia, perchè mi sembra ovvio che fossero “residui”, influenze di scarto de Lo Hobbit che nel Signore degli Anelli anche cartaceo non avrebbero mai dovuto avere spazio.
Scelta dunque e certo non casuale, se si osserva che tutti gli altri eventi, dall'incontro con gli elfi dopo Hobbiton, ad alcuni dettagli della festa di Bilbo, alla stessa Brea sono riprodotti o accennati tutti: ogni passaggio che sembrava “tagliato” dalla versione normale qui ricompare.
Tranne Bombadil, per ovvia e giustissima scelta ideologica.

giovedì 21 aprile 2016

Il Signore dei Film - Compagnia dell'anello parte 1 (analisi)


Un mio collega d'università che possiede la televisione (o è la televisione a possedere lui? Ahimè...) mi ha subito informato sollecito che stasera trasmettono la parte uno della Compagnia dell'Anello nell'extended edition di Peter Jackson, su Italia 2, alle 21.10. 
Certo, potremmo addurre ottime argomentazioni per spiegare come non ci sia alcun sprone a guardare un film sulla televisione, sopportando l'ingestione forzata di nauseabonde pubblicità, caroselli, tagli e interruzioni inopportune, per non rammentare gli usuali sbagli nell'alternare le diverse parti (parte 2 prima della parte 1 ecc ecc).
E allo stesso modo, potremmo scrivere il solito articolo di cinquecento parole o meno in cui spieghiamo senza conoscenza di cinema, perchè cinematograficamente Il Signore degli Anelli è un brutto film, o in cui argomentiamo senza aver letto nulla di fantasy come Tolkien sia un “autore banale”. Purtroppo l'offesa senza valide argomentazioni a supportarne l'evidenza è quel genere di caratteristiche dei blog “famosi” che non riesco a replicare, come non mi diverto a gettar letame sui passanti quando passeggio in campagna.
Una lamentela pungente, un buon discorso non impedirà mai a una buona porzione della popolazione di sedersi in poltrona e guardare nonostante tutto il film dalla televisione, pur conscio di blu-ray spesso in svendita o delle opportunità sui Torrent. 
Quindi, perchè non approfittarne?
Di recente, cercando saggistica su Tolkien per un progetto, ho letto un saggio di curiosità sul making off della trilogia filmica, che spezzetta i movies in sequenze che analizza, offrendo per ciascuna i commenti del pubblico al cinema, le informazioni erudite, le curiosità più eccentriche, gli errori e le incongruenze sul set.

The Lord of the Films – The Unofficial Guide to Tolkien's Middle-Earth on the Big Screen è solo una raccolta di curiosità scritta da un fan per i fan, probabilmente pubblicata all'epoca in una qualche edizione piena di foto colorate e scritte sgargianti. Sono allegate curiosità sul merchandising, interviste a comparse ed effettisti, persino guide ai segreti sui dvd in vendita ai primi '2000.
L'aspetto davvero interessante sta proprio qui: The Lord of the Films proprio in virtù dei sui difetti, del suo essere “basso” è un ottimo termometro per l'atmosfera fantasy che si respirava tra la fine dei nineties e l'inizio di questo nuovo, perfido secolo. Sono nato nel '92, quindi potete comprendere che ora, nel 2016, passato un decennio dall'uscita del Ritorno del re (2003) mi sembra sia giunto il momento per giudicare chi/cosa/come salvare di quel periodo.
In altre parole, The Lord of the Films non interessa in quanto dice sul Signore degli Anelli, ma in quanto dice sui fan del Signore degli Anelli a inizio '2000.
Per citare un esempio tra i tanti, l'autore non sa ancora se Jackson dirigerà Lo Hobbit, che immagina un'eventualità a dir poco impossibile. Considerando l'orrido risultato, sarebbe stato meglio se il progetto fosse rimasto davvero impossibile...

Il rilascio ogni giovedì della trilogia sulla televisione dovrebbe pertanto permettermi un nuovo appuntamento settimanale, in cui commentare spezzone dopo spezzone la trilogia, usando quest'Unofficial Guide per mostrarvi dettagli che io per primo non ho mai notato.
Se non ci saranno imprevisti, ci si darà appuntamento per 6 settimane di fila.


martedì 23 giugno 2015

Tele-Visione (racconto)


In questo periodo sono ancora indaffarato con esami vari, ma mi piangeva il cuore non poter aggiornare il blog. Vi regalo perciò un racconto scritto or ora in maggio, inizialmente per il racconto La Serra Trema. non riuscivo a scendere sotto le 1000 parole prescritte, dunque finisce qui, sul blog. 
Come sempre, commenti&pareri sono graditi! 
P.S. No, non ho nulla contro gli interisti, è semplicemente la prima squadra di calcio che mi è venuta in mente... ^^

Tele-Visione  



Luca fissava le immagini scorrere sul televisore senza vederle realmente.
Per lui, erano finte: nient'altro che pitture rupestri sulle pareti di una grotta. Il giornalista tentava di denunciare la violenza in corso, ma non riusciva a trarre alcun pathos dal servizio.
La città in fiamme sembrava un set cinematografico a basso costo; le urla dei soldati comparse svogliate; i tuoni del bombardamento fuochi d'artificio. Guarda, guarda! Quelle due tracce di colore sono un bisonte, un vero bisonte... E quello è un cervo, non uno sbavo della pittura... Come! Non vedi quei due cacciatori avvicinarsi, le lance puntate... 

- E mostrami la partita, stronzo! -

Brontolò Luca, il pugno grassoccio sul braccio della poltrona.
Afferrò una bottiglia di coca cola delle dimensioni di un estintore, ne tracannò una lunga sorsata. Aprì il suo terzo sacchetto delle patatine e ci immerse il grugno, il sale croccante sotto i molari. Diede un'occhiata in giro in cerca del telecomando. Per un attimo, gli si gonfiò la pancia d'orgoglio ammirando come sempre la panoplia di trofei: la bandiera interista, il copriletto interista, le magliette interiste, il pallone autografato e sopratutto il plagio tarocco della coppa del campionato.
Trovò il telecomando sotto il comodino e subito saltellò tra i diversi canali.
Dovunque andasse, trasmettevano lo stramaledetto telegiornale.
Bestemmiò con tutto il fiato possibile fino a quando un rigurgito di tosse per poco non lo strangolò. Con un sospiro, ritornò sul canale della partita.
Alzò il volume per ascoltare quel barbogio dell'inviato di guerra.
Era un uomo in giacca e cravatta, le scarpe lucide nella polvere dei combattimenti. I capelli fulvi, d'un colore rossiccio, avevano due cornetti di ciocche ribelli. Parlava con tono suadente.

- La situazione al momento è terribile, assolutamente terribile -

Sorrise, nel dirlo.

- Il fronte di liberazione sta bombardando la città da giorni con artiglieria russa acquistata da mercanti kazaki. Abbiamo stimato morti e feriti nella popolazione ben al di sopra dell'ottanta per cento. Nel frattempo – Il tossire di un ak 47 costruito in casa gli destò un sogghigno – Le forze repubblicane hanno lanciato un contrattacco con gli autoblindo. Un intervento di pace della Nato ha distrutto oltre cinquanta di questi veicoli - 

Il giornalista ridacchiava, ora. Apertamente.

- Assieme alla bellezza di un migliaio di civili. Per tutta rappresaglia il fronte di liberazione ha giustiziato tutti i suoi prigionieri. Si stimano tra le duecento e le cinquecento vittime uccise a sangue freddo, per la maggior parte bambini -

Il giornalista si sganasciò dal ridere.

- Oh, non posso smettere, amici! Non posso! Vi rendete conto? La vita media da queste parti gira sui vent'anni al massimo. Quale magnifico paese! - 

Un soldato dall'elmetto della Nato chiamò il giornalista con un inglese imbastardito. Annuì e ringhiò al cameraman di inquadrare il civile accanto il soldato.
Tremava a tal punto da ricordare una marionetta strapazzata.
Era un ometto sui sessant'anni, il mento sporco di schiuma da barba. Tra calcinacci e bossoli fumanti indossava due pantofole da casa. Igor si sfregò gli occhi, incredulo: controllò che la coca non avesse additivi o sua sorella non l'avesse scambiata con l'alcool. Quell'ometto indossava un pigiama! Era chiaramente un pigiama a righe, il patchwork di colori con una bella immagine di topolino schiaffata sul petto. L'intervistato si aggiustò gli occhialetti sul naso, cercando nel frattempo di lisciarsi i capelli.  

- Allora, allora. Pensavamo di avere messo in salvo tutti gli italiani nell'ambasciata e invece cosa abbiamo qui? Una vittima degli eventi! Qual'è il suo nome? - 

- Bertrando Spaventa - 

- Un cognome azzeccato! Da quanto vive in questa magnifica città? -

- Ma io non vivo qui! -

- Beh, certo, non può viverci più con la guerra -

- No, lei non capisce. Io non so cosa sia questo posto. Io vivo a Torino. Non so dove sono - 

Il giornalista sollevò le sopracciglia. Mormorò alla camera, girato di schiena, in tono confidenziale: dev'essere un po' confuso, sapete il trauma...

- Va bene, va bene, L'accontento. Lei vive a Torino. Cosa faceva stamattina? -

- Mi radevo, come sempre. E guardavo il telegiornale. Avevano questo buffo servizio su una zona di guerra... – Un sospetto attraversò il volto dell'uomo – Ehi, ma era proprio come questa zona... Era questa! Era... - 

Il giornalista cercò invano di lisciarsi uno dei cornetti di ciocche, ma infine annuì al soldato.

- Come avete visto, cari telespettatori, la guerra esige un terribile tributo alla mente umana. Pur di negare un fatto, essa ricerca le più raffinate fantasie... - 

Luca annuì col doppio mento che tremolava, confuso. Volle alzarsi per prendere altra coca cola, ma scoprì che non riusciva a staccare l'attenzione dallo schermo della tv. Si appellò a ogni suo grammo di forza per distogliere lo sguardo, ma sentiva gli occhi incollati, vincolati per le pupille da un filo invisibile che lo incatenava al tubo catodico. Con lentezza, la filigrana dello schermo si contorse, si modellò. Scese gocciolando dal recinto di plastica dell'hardware: un flusso di dati nella forma di un fluido luminescente. Luca intravide riflesso i colori e il suono del telegiornale. Poi quel vomito di bit e megabit gli morse la caviglia, gli risalì il ginocchio. L'inguine divenne freddo, in quella melma intelligente. Prima che potesse solo afferrare quanto succedeva Luca vide il fluido soffocargli la gola, il mento. Avvolgerlo in un bozzolo d'immagini sconnesse e spezzate.
Scomparve nel suono di un silenzio sbigottito. Inghiottito dal televisore.
E riapparve nella sua maglietta sporca, un piede infilato nell'infradito e l'altro no. In pantaloncini corti, nel mezzo di una strada devastata dall'artiglieria. La carcassa sventrata di un autoblindo bruciava, mentre mezzo metro distante diversi cadaveri imputridivano sotto il sole africano. Luca si girò, ansimando. Com'era possibile? Com'era... Calpestò col piede nudo un chiodo arrugginito. Inciampò, urlò e rotolò nella polvere. Singhiozzando, si sedette in ginocchio. La strada apparteneva a una città africana. I cartelli stradali erano vergati in arabo, le case basse e dal tetto piatto. Ogni finestra aveva le serrande sprangate. Uno scalpiccio di piedi attirò la sua attenzione. Balbettò:

- Ma questo è un incubo, un fottuto incubo! -

Una decina di guerriglieri gli correvano incontro. La pelle nera rivestita di caffettani colorati, turbanti rossi avvolti sulla testa. Sparavano alla cieca con mitragliette cinesi, mentre l'ultimo in coda trasportava un rpg. Il loro capo era un nero gigantesco, la cui canottiera strappata mostrava muscoli scolpiti. Diversi denti in argento gli brillavano nella bocca. Maneggiava un machete sozzo di plasma e pezzi di carne umana. Si fermò e con lui l'intera banda. Lo puntò col dito.
Luca, nello shock, riconobbe il colore rosso della banda, i tatuaggi tribali. Era il fronte di liberazione! Il fronte del telegiornale... Stette per dire qualcosa quando il nero alzò il machete.
Vide il cielo rotolare su e giù, poi sbatté le palpebre. L'ultima cosa che vide fu il suo corpo decapitato tra le risate dei guerriglieri.

martedì 18 febbraio 2014

Il lupo fra noi- The Wolf Among Us Episodio 2


Mentre giocavo l'ultimo episodio appena uscito della saga The wolf among us, riflettevo che se la Telltale piace tanto, è perché alla fin fine è riuscita a diventare quell'anello di congiunzione tra televisione e videogiochi che tanto paventava il giornalismo.
Nuove scene cinematografiche... E' come un film interattivo... E' roba seria... Come una serie Tv...
In un certo senso, la Telltale ha fatto centro in un'impresa che più che ricordare Darwin, ricorda Frankenstein: ha innestato sul tronco sterile della serie televisiva piatta, unidirezionale, la struttura a bivi di una visual novel moderna, con un tocco di azione e Qte che non guasta mai.
Quindi giungiamo a un vero e proprio paradosso: abbiamo alla base la flessibilità di scelte e azione di un videogioco, spolverato in superficie con gli accessori “estetici”, “inutili” del tubo catodico: i titoli di testa, la struttura a episodi televisivi, la sigla, i trailer-riassunti a inizio visione. Questi elementi danno l'idea di una serie televisiva, ma il nocciolo centrale resta quello di un videogioco, con obiettivi da perseguire, checkpoint, controllo (ridotto) dell'ambiente.

Cosa? Una recensione? Senza spoiler? Di un blogger? E senza ne voti ne stelline e più di 500 parole di testo?
Il primo episodio della serie risolveva il problema gettando addosso al giocatore molte scene di azione e combattimento, che “oliavano” le porzioni investigative, e per quanto semplicistiche (Solo con l'avvento delle Console un meccanismo di gioco tanto stupido ha potuto diffondersi) acceleravano il gameplay, avvicinandolo a quel genere Noir/ thriller a cui idealmente The Wolf among us dovrebbe avvicinarsi. 
Nel secondo episodio c'è un solo combattimento, e scompaiono totalmente gli inseguimenti; non è ancora visual novel solo perché di tanto in tanto compare qualche autopsia, qualche combinazione di oggetti, dove tuttavia non è richiesta grande intelligenza logica, quanto piuttosto un certo intuito... poliziesco? 
Dominano dunque i dialoghi, ma fatta eccezione per qualche buona battuta di tanto in tanto, il livello cala di diverse tacche rispetto al primo episodio. A leggere i dialoghi, spesso si fa fatica, si procede lentamente. Alcuni personaggi sono a tal punto reticenti da risultare frustranti. L'interrogatorio a inizio episodio è una scena vista fin troppe volte nei videogiochi, e si svolge secondo le solite, vecchie meccaniche che ci si poteva aspettare: pestoni, trucchetti verbali, spesso con l'impressione netta che le risposta vengano selezionate dal computer completamente per caso, senza premiare né il primo né il secondo approccio. Per chi abbia giocato Mass Effect 2, la scena risulterà fastidiosamente familiare. Questa sensazione che manchi controllo sull'ambiente non si arresta, e domina gran parte dell'episodio. Il povero Lupo protagonista vaga qua e là, insultato, insultando a sua volta e ottenendo brandelli d'informazione; ma per quanto non mi sembra di aver giocato male, né di aver esagerato nella violenza, le risposte erano sempre vaghe, insoddisfacenti.

martedì 5 marzo 2013

Uno starnuto.


Non sono un grande fan della televisione.

Non intendo demonizzarla, giacché troppi apocalittici ingombrano le discariche di giornali e siti web, lamentando i molteplici pericoli della rete, dei videogiochi, della televisione. 
Non ritengo che spegnendo la televisione si giunga a meravigliose scoperte sulla natura del cosmo, o a improvvisi scoppi di vitalità repressa dal behemot catodico. 
Lo spettatore dal cervello atrofizzato passando dalla televisione a Internet non realizzerà grandi progressi, se le sue attività si limiteranno a interminabili ore di cazzeggio sui social network, 
o a (in) esauste seghe su you porn.

Se non cambiano le modalità di fruizione del medium, dal passivo di cinema&televisione, 
al più attivo ruolo svolto con la rete serve poco rottamare il cubo nero.
In altre parole, senza cambio di mentalità non c'è reale progresso.


Tuttavia, ogni volta che in casa d'altri fisso costretto qualche rozzo programma, 
non posso sfuggire alla totale sensazione d'irrealtà di reality e telegiornali. 
Non sembra reale, quella roba. 
Non c'è alcun nesso fra quanto la giornalista televisiva afferma e quanto conosco. 
C'è una totale dissonanza cognitiva. Il mondo presentato dalla televisione puzza di realtà alternativa.
Ucronia. Matrice spiazzante. E la pulizia dei volti? La perfezione dei movimenti?
Le notizie vengono trasformate, mutate. Bianco diventa nero, nero diventa bianco. 
La natura della trasmissione catodica distorce la natura stessa della realtà. 
O meglio, come ogni medium crea la sua piccola porzione di realtà, al cui interno domina con sovranità assoluta. Well, il 99% delle volte, almeno.