Donne, dirigibili e brutti contadini: XVII
Lo zeppellin beccheggiava, ancorato alle catene dei molti tralicci e aguzze punte di torre che costellavano l'orizzonte cittadino. Il profilo a becco di corvo di una gru idraulica depositava casse di munizioni, nastri di mitragliatrice, fusti di materiale infiammabile e gas mostarda. Operai fluivano dal leviatano fuori e dentro, in un'interminabile fiumana di gabbie per corvi messaggeri, spade e baionette, calici di cristallo e vino invecchiato, gallette e sardine. Katherina guardava quello spettacolo con sorrisetto soddisfatto. Aggiustò le spalline bordate d'oro, strinse l'elsa dello stocco al fianco. " In missione, finalmente! Via da questa... Sozzura. Via da questa città mortale. Via da questi piccoli, patetici intrighi, da questi uomini che si affaccendano su e giù, frenesia da formiche impazzite. " Levò gli occhi a guardare il cielo gonfio di nuvole rossastre, filtrato dai raggi di un sole debole e malato. Esultò. Era il cielo, dopotutto, e lei adorava volare nel cielo, librarsi lontana dagli affari di quei ridicoli terricoli.