Quanto sto
per proporvi è una mia veloce traduzione di un'intervista ad Alan
Moore pubblicata su Saloon in luglio, in occasione del suo primo
autentico Kickstarter, volto a finanziare una serie di cortometraggi
che va da diversi anni filmando in totale economia.
"Jimmy's End" può venire definito una serie di corti noir, con una solida ossatura narrativa che pone un efficace basamento per diversi sperimentalismi. Non l'ho personalmente vista- in effetti è la prima volta che ne sento parlare- ma sembra un'opera interessante, per quanto da prendere "con le pinze". Il Kickstarter, che ha raggiunto rapidamente la meta prefissa, ha permesso la creazione del quinto e ultimo cortometraggio, fornendo inoltre le basi a un primo film vero e proprio, The Show, che completerà in un certo senso la saga.
In origine "Jimmy's End" era il titolo di un piccolo film che Moore aveva scritto nel 2012,
diretto da Mitch Jenkins. L'idea si è poi evoluta in diversi cortometraggi.
E no, non scelgo io, l'immagine d'anteprima -.-"
"Jimmy's End" può venire definito una serie di corti noir, con una solida ossatura narrativa che pone un efficace basamento per diversi sperimentalismi. Non l'ho personalmente vista- in effetti è la prima volta che ne sento parlare- ma sembra un'opera interessante, per quanto da prendere "con le pinze". Il Kickstarter, che ha raggiunto rapidamente la meta prefissa, ha permesso la creazione del quinto e ultimo cortometraggio, fornendo inoltre le basi a un primo film vero e proprio, The Show, che completerà in un certo senso la saga.
I contorni di
trame e personaggi sono piuttosto vaghi, ma l'ambientazione è la
città dove Moore vive, Northampton, i toni sono piuttosto cupi e i
diversi bizzarri personaggi scandagliati psicologicamente a fondo.
Se masticate
l'inglese, consiglio ovviamente di leggere l'intervista in originale-
nella traduzione ho l'impressione d'aver infiorettato un po' troppo i
toni diretti, ma barocchi di Moore.
Nel caso, scorrete la pagina e
saltate alle riflessioni. Moore infatti parla un po' di tutto, nella
sua intervista, e proprio per questo, più che per i suoi esperimenti
cinematografici, è maledettamente avvincente.
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