venerdì 20 gennaio 2012

Sopa

Come sopprimere la pirateria uccidendo Internet

Forse per diretta conseguenza del traumatico naufragio del traslatlantico Costa Concordia,
in Italia il provvedimento Sopa sta passando inosservato se non per qualche sporadico blog internazionalista.

Sopa, acronimo di Stop Online Piracy Act, è un provvedimento americano che lascia ampia carta bianca ai titolari di copyright e della giurisdizione americana nell'oscurare e bloccare i siti ritenuti colpevoli di pirateria. Principali sostenitori la compatta falange delle industrie farmaceutiche, cinematografiche e musicali, che lo definiscono come unico reale provvedimento capace di fermare la pirateria, che stimano causi migliaia di licenziamenti in America ogni anno.

Di fatto Sopa è uno dei tanti casi in cui la cura si rivelerebbe peggio della malattia, estirpando non tanto il male della pirateria, quanto il corpo stesso che lo ospita, Internet.

mercoledì 18 gennaio 2012

Apologia di Matthew Reilly

Sebbene nella maggioranza dei casi Wikipedia dimostri una lodevole oggettività nei giudizi, al punto che recenti indagini la pongono ben al di sopra degli statici standard dell'Enciclopedia britannica, nel caso della versione italiana non mancano casi in cui, forse complice una generale mancanza di più fonti, si arrivi a trarre conclusioni errate se non addirittura fastidiosamente parziali.

E' il caso di Matthew Reilly, scrittore australiano di romanzi d'azione, che viene dall'autore della scheda a dir poco massacrato nella critica, presentato come una scimmia incapace di creare personaggi che non siano macchiette stereotipate.
"Caratteristica principale dei romanzi di Reilly è l'azione forsennata e rutilante, tipica del cinema d'azione moderno, e la scarsa rappresentazione psicologica dei suoi protagonisti. Fa un uso molto frequente dei cosiddetti personaggi tipo, e compie una netta distinzione fra buoni e cattivi"
"Un romanzo unicamente di azione, del tutto privo di caratterizzazione..."
Nel caso di Tempio, in assoluto il migliore dei romanzi di Reilly, la critica se possibile peggiora, marchiando il romanzo come insulso, irreale, trashoso.
"Le pecche però rimangono sempre le stesse e costanti per Reilly: il suo terzo romanzo è privo di un'approfondita ispezione psicologica dei personaggi, descritti superficialmente. I cattivi sono sempre trucidi malvagi, privi di ogni cuore o moralità, nazisti e avvenisti, che puntualmente vengono sconfitti, attraverso azioni rocambolesche oltre ogni limite del possibile."
Dopo aver letto le principali opere di Reilly dissento profondamente.
Ice station presenta nel primo quarto del romanzo dei dialoghi e una caratterizzazione dei personaggi a dir poco certosina, forse certo un po' rozza, ma non esente di forte originalità. Scarecrow, principale protagonista a capo dei marines della squadra presenta una psicologia interessante e non manca un minimo di background e leggenda che bene si adattano al tipico cavaliere duro e puro. Il resto della squadra, attorno ai dieci elementi, presenta ognuno tic e nomignoli che ne permettono il riconoscimento al volo e al contempo ne danno una buona immagine, quasi cinematografica.

In Tempio il protagonista soffre della tipica sindrome dell'intellettuale che costretto in situazioni avventurose diventa spietato assassino, MA sottolineo, è un consueto difetto di 90% della produzione di romanzi e film d'azione. Incomprensibilmente invece simili difetti vengono tutti addossati solo a Reilly di fatto ostracizzandolo senza reale ragione. In particolare questo si nota non solo su Wikipedia quanto in buona parte dei siti e blog che ne trattano.
Michael Crichton? Tom Clancy? Frantz Schatzing? Sono tutti romanzieri che centrano appeal e trama sull'azione pura e sfrenata, condita da costosi gingilli tecnologici e tecniche descrizioni di armi. Ho letteralmente divorato ogni libro che trovassi di Crichton, e letto numerosi di Clancy e devo ammetterlo: la caratterizzazione dei personaggi, le sottili psicologie non sono il loro forte, se possibile ancor meno di Reilly. E se in Crichton la genialità delle vicende spesso salva la situazione, Clancy è a dir poco lacunoso, logorroico in situazioni questa volta sì stereotipate, ma con l'imperdonabile velleità di voler anche essere serie e pedanti.
Eppure, ecco ecco Crichton e Clancy innalzati a divinità della scrittura:
"(Tom Clancy) Nonostante già da giovane fosse molto dotato per la scrittura... Tom Clancy è definito dalla critica il "guru del techno-thriller", per la sua capacità nel descrivere avvenimenti di fanta-politica con molti dettagli tecnici.
Nei suoi romanzi, Clancy sovente fa destreggiare i protagonisti con armi e tecnologie militari altamente innovative, dimostrando di conoscerne le caratteristiche e le modalità d'impiego con estrema precisione, ben prima che divengano note al grande pubblico."
E allora? Sono qualità già presenti in tutti i thriller d'azione.
In campo italiano Altieri non ha nulla da invidiare a Clancy, in questo senso.

Si tratta di pregiudizio della critica, o forse molto più velatamente, sottile corruzione della stessa.
Non è un caso che Reilly sia stato un esordiente e il suo primo romanzo l'abbia pubblicato con i suoi soldi, tanto ci credeva. Si è fatto così notare dalle principali case editrici e ha potuto sfornare i suoi romanzi migliori.

Aprendo una parentesi, uno dei TANTI casi (Proust, per citarne uno a caso) in cui uno scrittore ha sfruttato l'editoria a pagamento non perchè fosse un incapace, vanitoso di vedere la propria opera su carta, ma perchè credeva di avere delle potenzialità che il muro dell'editoria non aveva nemeno intravisto. Significativa a questo proposito, nell'intervista in appendice a Tempio, la sua opinione sulle case editrici in Australia, che com'è probabile accolgono certo molti più esordienti rispetto alla situazione italiana.
"Cosa ti ha spinto a pubblicare Contest (il suo primo libro) in proprio?"
" Semplice. L'avevo offerto a tutti i maggiori editori di Sidney e tutti avevano rifiutato! Quello che mi ha portato a intraprendere la strada dell'autopubblicazione è stato il desiderio che fosse notato. Onestamente ero convinto che fosse eccezionale e, soprattutto, ero convinto che gli editori a cui l'avevo offerto non l'avessero giudicato in maniera appropriata (alcuni, ne sono certo, non l'avevano neppure letto).
Dannazione, per cercare di entrare nel giro, mandai Contest a una delle maggiori aziende di Sidney. Hanno perso il manoscritto. Ecco quanto è difficile se si è degli sconosciuti. Perciò andateci piano con gli autori che si autofinanziano, perchè, per quel che mi riguarda, loro almeno hanno il coraggio di scommettere su se stessi per vedere i propri libri stampati".
(...)
Ragionai sul fatto che gli editor si recano nelle librerie per controllare la sistemazione dei loro libri, ecc, quindi se fossi riuscito a infilare Contest sugli scaffali delle migliori librerie, forse qualcuno dell'industria libraria l'avrebbe notato. (Geniale! -.-)"
In Italia non è che la situazione cambi molto, con l'eccezione che le principali case editrici pubblicano ad cazzum, seguendo le mode del momento, senza troppo curarsi della qualità degli esordienti che mandano allo sbaraglio. Va di moda il fantasy? Pubblichiamo un paio di scialbi romanzetti, errori e banale plot tutto compreso. Sono i vampiri il nuovo trend commerciale? Ignoriamo i libri fantasy degli esordienti, indifferente se stavolta erano ben scritti.

Ritornando a Reilly, il wikipediano autore della pagina si diverte nella sua invettiva, accusando l'autore di scrivere avventure a tal punto spericolate da sfiorare l'incredulità.
Non coglie così il principale e fondamentale pregio dello scrittore, proprio l'azione frenetica e senza respiro. Le avventure di Reilly sono improbabili, ma da un punto di vista buono: sono romanzi sulla falsariga di Indiana Jones, dove viene sfruttato lo zero budget del romanziere per dare vita a scene d'azione al rallenty lunghissime e quasi orgiastiche nelle continue esplosioni, fragore di proiettili, lamenti di morte.
La letteratura da sempre ha posto l'attenzione sui vantaggi del romanzo, evidenziando come nulla più della scrittura permetta di analizzare e discernere i pensieri della mente umana, l'introspezione psicologica, l'auto riflessione. Reilly ha prontamente intuito il rovescio della medaglia: lo scrittore non deve preoccuparsi di budget ed effetti speciali, se scrive d'azione, dispone come unico limite della sua creatività:
"I film devono assoggettarsi al budget. Ma in un libro, il limite del budget è quello della tua immaginazione. Mi piace pensare che la mia immaginazione sia immensa".
Concordo in pieno.

 uno dei migliori personaggi di Ice Station:
 il marines femmina Motherfucker,
un colosso di muscoli  dal cuore d'oro
Fonti:
Intervista in appendice a Tempio
Citazioni da Wikipedia


lunedì 16 gennaio 2012

Normativa sulla privacy e utilizzo dei cookies

Ai sensi dell’art. 13 del D. Lgs 30 giugno 2003 n. 196 "Codice in materia di protezione dei dati personali", di seguito viene fornita la Privacy Policy del blog zenosaracino.blogspot.it

Un cookie è un breve file di testo inviato al tuo browser da un sito web visitato.
In certi casi il cookie viene memorizzato sull'hard disk del visitatore, ed eliminato dopo un predefinito intervallo di tempo. Il sito utilizza i cookie per tanti scopi: dal memorizzare la pagina visualizzata, al velocizzare le ricerche. Il cookie non conserva dati personali. Potete scegliere di non usare i cookie selezionando l'impostazione appropriata sul vostro browser, ma ciò v'impedirà di usufruire di molte delle funzionalità di questo blog.
Trovate una lista dei browser e delle apposite procedure in fondo alla pagina.

Questo blog usa la piattaforma Blogger (blogspot). Quando si inserisce un commento su zenosaracino.blogspot.it, o quando si compila un modulo di contatto o richiesta, Blogspot rileva e memorizza in automatico dati identificativi, data, ora e indirizzo IP del computer/piattaforma da cui hai inviato il commento o compilato il form.

Il proprietario di questo blog si impegna a non cedere a terzi i dati memorizzati, se non dietro formale richiesta delle autorità competenti nel caso in cui fosse rilevato un comportamento illecito, che violi la legge.

I cookie che vengono generati durante la navigazione su questo blog sono solo quelli tecnici, necessari per la corretta navigazione. Non vengono generati cookie di profilazione, almeno non per quanto riguarda il controllo effettuato dal proprietario del blog. Per quanto riguarda la gestione dei cookie propria della piattaforma Blogger, invito a leggere la policy di Blogger.

Questo blog utilizza un pulsante per la condivisione su Twitter; per la privacy policy cliccare qui, per l'uso dei cookies ed eventualmente disabilitare la raccolta consultare questo link.

Questo blog utilizza un pulsante per la condivisione su Facebook; per l'uso dei cookies ed eventualmente disabilitare la raccolta consultare questo link.

Per i link a qualunque altro sito all'interno di queste pagine visitare la Privacy Policy relativa al sito stesso.

giovedì 29 dicembre 2011

Teratogenesi

Donne, dirigibili e brutti contadini V parte
 
Se questo è il primo capitolo che leggete, consiglio d'iniziare dal primo, su 
Fumo denso come pece usciva dalle alte ciminiere che sormontavano la fila di stamberghe e capanne di lamiere e mattoni.

Katherina tossì un paio di volte, respirando quell'aria densa di cenere e polvere.
Come potesse la gente vivere a così stretto contatto con le industrie della città faticava a capirlo.
Camminò a fianco del sergente, guardandosi in giro, cogliendo immagine dopo immagine un quadro dei sobborghi della città.
Una banda di tre, quattro ragazzini pelle e ossa le tagliò la strada, inseguiti da un poliziotto dall'elmo in cuoio nero
e un manganello in mano, il viso paonazzo. Un mendicante dalle dita fratturate chiedeva la carità nel fango della strada,
le mani un groviglio di rami spezzati. Un giovane con bombetta e uno stretto panciotto malmesso, ma pulito chiaccherava
con una giovane coppietta di turisti, lui con bastone da passeggio placcato d'oro, lei con ombrellino parasole bianco crema,
grottesco nel nero della città. Mentre Katherina passava, il giovane già faceva scivolare la mano nelle tasche dell'uomo,
illustrando al contempo con fare teatrale le principali meraviglie architettoniche della città.
Il capitano dello zeppellin trattenne un sogghigno. Poveri idioti!
- Signora, signora, la prego un soldo per il mio bambino- piagnucolò una sedicenne dal viso scavato, in ginocchio nel fango,
come tutti i mendicanti. Nell'incavo formato dal braccio giaceva un bambino avvolto in fasce marroni tanto erano luride.
Katherina voltò la testa da un altra parte e affrettò il passo, ma l'adolescente si aggrappò con la forza della disperazione agli stivali.
Il capitano ne incrociò lo sguardo e rabbrividì violentemente. Una cataratta copriva l'occhio sinistro come una benda bianca,
umidiccia, dietro il cui velo qualche sinistro bagliore si agitava irrequieto.
Esattamente come l'occhio del prete ribelle a capo dei contadini. La sensazione, un insieme di vertigine e paura, era la stessa.
La voce del sergente, che la chiamava qualche metro lontano, riportò Katherina alla realtà e presto il disgusto superò ogni paura.
- Ma levati, disgraziata! -
- La prego signora! Lei è come un angelo di bontà, un – Il capitano scalciò con forza per liberarsi della presa e la punta dello stivale
fracassò la mandibola della donna che ricadde nel fango, un rivolo di sangue e qualche dente sparsi per terra.
Il bambino cadde nel fango e attaccò a piangere, con suono più acuto di una sirena d'emergenza.
Il capitano lo afferrò con la punta delle dita, cercando di non sporcare l'uniforme nuova-
questo lo affido a un orfanatrofio, non certo a una buona a nulla che vive mendicando!- e rabbrividì di violento disgusto.
Una crosta di sudore e lezzo rancido copriva il neonato, ma non era quello il peggio.
Il viso era strabico, un occhio grande il doppio del normale, la pupilla assente, un puntino nel bianco della sclera dilatata.
Katherina cominciò con uno dei guanti a togliere i bendaggi e sentì in bocca i primi sintomi di una forte nausea.
Qualcosa si agitava sotto le fasce sporche, qualcosa premeva per uscire e non erano certo i piedi o le mani già strette a pugno.
Con forte strattone strappò gran parte delle strisce di cotone attorno al petto. Un soldato urlò, un altro vomitò la colazione.
Tutt'intorno al petto del bambino, a raggiera come un anemone di mare, mostruosi tentacoli si agitavano incessanti.
In effetti Katherina stentava a distinguere dove terminasse la pelle del bambino e inizasse l'attaccatura del tentacolo.
Erano tanti, sottili e finissimi e si agitavano in modo incessante, protendendosi a tastare il polso della donna.
- Che cos'è questa... cosa?-
- E' mio figlio-
La mendicante s'era rialzata e prese il bambino, cominciando a coccolarlo come se niente fosse, il mento ancora sporco di sangue secco.
- E' mio figlio e gli Antichi l'hano benedetto con grandi doni-
I tentacoli s'avvinghirono al seno della donna e cominciarono a succhiare. La donna si morse il labbro. Non doveva essere piacevole.
- E io ne sono grata-
- Non è un bambino, è un aborto della natura-
Katherina estrasse la pistola dal fodero, l'armò con uno scatto del pollice, la puntò verso il neonato.
Tre fucili le vennero puntati alla tempia.
- Niente scherzi, capitano. Da queste parti non si uccidono bambini per qualche piccola mutazione dovuta a smog e veleni -.
- Crede davvero che un pò d'inquinamento possa far nascere simili mostriciattoli? E' ancora più stupido di quanto pensassi! -
- Non è un mostro! E' il prescelto degli dei, blasfemi!-
La donna aveva ripreso con le sue fastidiose assurdità.
- Verranno dal cielo e vi puniranno tutti!-
Katherina riconobbe con noioso deja vu i toni del prete. Una qualche setta religiosa pensò.
Se ne formavano in continuazione fra operai e contadini, promettendo rivoluzioni e riforme.
L'unica spiegazione possibile per insulti e maledizioni a tal punto elaborate.
- E questi dei.. - Aggiunse Katherina, che si sentiva d'improvviso ansiosissima d'indagare.
- Basta! Finitela entrambi! Tu donna- il sergente afferrò la mendicante per il braccio, la spinse via dalla strada.
- Vattene! Quanto a lei, milady, siamo in ritardo per l'appuntamento con il senatore!-
Prima di andarsene Katherina gettò un ultima occhiata al bambino e alla madre.
Dal buio del vicolo in cui erano state gettati madre e figlio ricambiarono lo sguardo e sorrisero con i denti spezzati.
Katherina si affrettò a distogliere lo sguardo.


Com'è ormai tradizione, a te lettore che hai faticato per giungere fin qui, leggendo i mie scarabocchi, 
ecco una donnina in simil-corsetto per restare in tema vittoriano. Il giorno in cui la donna ha iniziato a vestire maglioni e jeans, 90% della sua sensualità è stata orribilmente cancellata :P






sabato 19 novembre 2011

Come NON scrivere: scrittura, fisiognomica e politica


Vagabondavo come mio solito in città, stretto nel mio impermeabile da barbone, quando vengo fermato da una ragazza con un grande block notes in mano e un sorriso del tipo -fermati-bastardo-ti-devo-parlare-.

- Ciao! Leggi molto?-
- Qualcosina...-
- Qual'è stato l'ultimo libro che hai letto?-
Mi sventola sotto il naso il cartellino per l'iscrizione alla libreria con abile gioco di prestigio.
Presagendo future rotture di coglioni tento la mia carta segreta.
- Senti, sono minorenne... - sorriso mefistofelico, alzo le mani, palmi rivolti in segno di pace
-Mi dispiace-
-Ahhhh, scusa è che...- balbetta qualche scusa e corre ad azzannare qualche altro cliente.

Ovviamente non sono minorenne, ma dubito che avrebbe creduto al titolo del mio ultimo libro letto, "Lombroso, L'uomo delinquente in rapporto all'antropologia, alla giurisprudenza e alla psichiatria, edizione del 1897".
barba, occhiali e baffi. ecco un uomo virile

Lombroso muoveva dall'idea che basandosi sullo studio del volto e della corporatura di una persona fosse possibile giudicare le sue future azioni e comportamento.
A noi evoluti (sic!) cittadini del 21 secolo può sembrare un'idea ai limiti del demente,
ma all'epoca non mancò di una certa risonanza. Certo, si era predestinati a un dato comportamento, che fosse rivoluzionario, intellettuale, pluriomicida. Tuttavia la fisiognomica indirettamente tutelava il condannato, in quanto ogni atto che compiva non era sua colpa esclusiva, ma indiretta conseguenza dei suoi geni.

Dunque se parlamentari e politici continuano a derubarci gorno dopo giorno, non è colpa loro, sono fatti così! Basta guardarli in faccia, per capire quale categoria appartengono.
Lombroso avrebbe sezionato con gioia il cervello di uomini del genere:

comportamento sorprendentemente simile a quello di molti animali ^^

La fisiognomica con il tempo è diventata una pseudoscienza, ma ha conosciuto singolare fortuna come tecnica letteraria. Un pò come lo stesso Svevo ammetteva riguardo la psicanalisi, la fisiognomica rappresenta una tentazione irresistibile per tutti i romanzieri.
Il tentativo di vincolare determinati sentimenti o qualità d'animo a parti del corpo rappresenta una tentazione troppo ghiotta per poter essere ignorata.
A differenza ahimè della fruttuosa applicazione della psicanalisi in capolavori quali "La coscienza di Zeno" tuttavia, la fisiognomica funziona parecchio male anche come aiuto in descrizioni e stile di scrittura. Questo difetto in realtà non è così sconosciuto, tant'è che lo cita anche Stephen King nel suo manuale di scrittura "On Writing":
Io penso che per dare al lettore la sensazione di trovarsi effettivamente dentro la storia, ambientazione e atmosfera siano molto più importanti della descrizione fisica dei protagonisti. Nè credo che quest'ultima debba essere una scorciatoia per definire il carattere. Risparmiatemi dunque, per favore, "gli acuti e intelligenti occhi blu" dell'eroe e il suo " mento volitivo e risoluto"; altrettanto valga per gli "zigomi arroganti" dell'eroina. Questi sono esempi di cattiva tecnica e scrittura pigra (...)
Rileggendo Eragon di Cristopher Paolini è stato facile imbattersi nella fisiognomica letteraria: ecco ad esempio un breve accenno di descrizione dello sfigato protagonista:
Eragon aveva quindici anni; un anno soltanto lo separava dall'ingresso nella vita adulta. I suoi penetranti occhi nocciola erano sormontati da sopracciglia scure. I suoi abiti erano logori...
Altre evidenti perle del maestro fentesì:
Dietro al bancone c'era il macellaio Sloan {...} Sul volto giallastro e butterato spiccavano occhietti neri e sospettosi
Non credo li si possa classificare come veri e propri difetti letterari, nonostante comunque dimostrino una certa pigrizia mentale. Ad esempio il lettore poteva capire la malvagità di Sloan in modi più avvincenti di una pedissequa descrizione fisica: avrebbe potuto mostrare il macellaio mentre maltrattava un garzone o rifutava di vendere la carne a uno straniero di cui non si fidava.
Quindi prima di scrivere che il vampiro di turno "mostrava occhi sottili e affascinanti, conditi da un pizzico di malvagità" pensateci bene.

Fonti:

Esperienza personale
"Lombroso, L'uomo delinquente in rapporto all'antropologia, alla giurisprudenza e alla psichiatria, edizione del 1897"
Immagini provenienti da wikipedia
Ovviamente questa è solo puro divertissement. Prendetelo cum grano salis.

mercoledì 2 novembre 2011

Un incontro inatteso

Donne, dirigibili e brutti contadini IV parte

Donne, dirigibili e brutti contadini è un racconto che mi diverto a scrivere a intervalli irregolari.
(in pratica quando mi pare)
L' ambientazione è un blando fantasy steampunk, con protagonista una donna capitano di zeppelin, Katherina, coinvolta in un' oscura minaccia allo stato repubblicano in cui vive.
Link al primo capitolo: http://zenosaracino.blogspot.com/2011/09/ho-provato-buttar-giu-linizio-del.html

Avanzavano, il cielo bucato da una falange di baionette lucenti.
Bottoni dorati, uniforme nera, elmo d'acciaio in bella vista.
Katherina strizzò gli occhi, distinse il sergente dall'uniforme con le spalline dorate e la pancia da ubriacone. Fumò con una smorfia l'ennesima sigaretta, la gettò via, schiacciandola sotto il tacco dello stivale più e più volte . L'erba si sentiva appena, il fumo stentava a penetrare nei polmoni. Uno schifo.
Mentre la falange s'avvicinava a passo di marcia, diede un'occhiata a Enrico che, mascella serrata e mano contratta sull'elsa della sciabola, dava l'impressione di scoppiare da un momento all'altro.
- Problemi, sergente?- non resistette a punzecchiarlo.
- Non è nulla, grazie. Non sopporto tutta questa burocrazia, ecco tutto. Funzionari locali che si danno manie d'onnipotenza, la polizia che si crede chissà chi per l'occasione.-
- Sembrano piuttosto ben disciplinati- osservò distratta Katherina, guardando gli operai in una veste giallo sporco assicurare al suolo il suo prezioso zeppelin.
-Sono ridicoli. Grassi pavoni che non sanno combattere. Guarda le baionette ad esempio. Ferro così lucido non devono averlo mai usato davvero.-
Sbuffò.
- Probabile che non siano nemmeno affilate-.
Katherina non rispose, ma sorrise di sbieco.
-Il resto dell'equipaggio si sporgeva dal ponte con i pochi averi pronti in mano, mentre i più smaniosi, piloti e soldati, si accalcavano presso la scaletta.
Qualcuno stringeva fra le mani lo zaino, molti fotografie sbiadite o vecchi fazzoletti che avevano perso colore. Li sventolavano verso la piccola folla di donne che si accalcavano presso la scaletta, che strillavano nomi di ogni genere, più d'una con lacrime o attacchi d'ansia quando qualcuno rispondeva. Molte avevano superato la sessantina, altre più giovani, ma dal viso pallido e il corpo grassoccio delle casalinghe, stringevano le mani di bambini e figli. Altre ancora un pò in disparte fumavano qualche sigaretta, avvolte in vesti provocanti, ma piene di toppe, il trucco esagerato sul volto. Madri, fidanzate, puttane. Tutte in cerca dei loro amori. Beati loro, che non devono affrontare la burocrazia pensò Katherina, prima di lacerare il suo volto in un sorriso. Il sergente della falange ricambiò, con sorriso certo più largo e sincero, fermando la fila di soldati a un passo da Enrico e Katherina. Qualche metro lontano il macchinista e il primo pilota li fissavano, strascicando i piedi indolenziti. Tutto come prevedeva il maledetto protocollo, quindi perchè il sergente arrossiva e continuava a fare piccoli cenni con il capo?Con un sospiro Katherina accennò un inchino tanto rigido da sembrare che l'avessero spinta.
- Capitano Katherina?-
- Così dicono. Ne vede forse altre, di donne?-
Il viso dell'uomo si fece ancora più paonazzo. Il macchinista soffocò la risata nella barba fra continui singulti. Enrico ghignò. Il sergente si strofinò la guancia, vano tentativo di nascondere il rossore. Srotolò con la mano una lunga lettera arrotolata nell'ampia tasca del pastrano. Lesse le prime righe.
- In sostanza la devo scortare al Municipio, capitano. Ordine di massima priorità. In caso di necessità sono autorizzato all'uso della forza-
Katherina sbuffò di fronte all'espressione feroce del sergente.
- Sicuro di non aver sbagliato persona? -
- Niente affatto.- Porse la lettera, la donna gliela strappò di mano, la lesse con fronte sempre più corrucciata man mano che si addentrava nel testo.
-Allora?- incalzò Enrico.
-E' tutto vero.- ammise Katherina, a suo modo impressionata
 - Pensavo fosse un semplice controllo di routine e invece mi vogliono al municipio. Quattro chiacchere con niente di meno che un senatore in persona.
Nella lettera accennano a una missione, ma sono molto confusi in ogni punto-.
- Politichese, Katherina. La lingua dei politici. Non la capiscono nemmeno loro, figuriamoci noi- una pacca sulle spalle da parte di Enrico.
-Prenditi cura dello zeppelin, soldato! Ci si vede al pub, se dio lo vuole!- augurò Katherina, prima di scomparire fra un mare di divise nere.


Avete davvero letto tutto l'enorme malloppo? Bravi, ma ne dubito fermamente.
Per ricompensarvi, ecco qualche tetta :-D


Se siete donne considerate l'illuminante via del lesbismo ^^





domenica 16 ottobre 2011

Marianne catturata a wall street


Avete presente quando vedete una foto o una scena che vi ricorda con incredibile dejavu un quadro o un'opera d'arte?
Ecco, la nuova Marianne
Molto significativamente la reincarnazione della Francia e della libertà per eccellenza compare in paese straniero, catturata da grassi poliziotti borghesi ^^

La vecchia libertà del furbo Delacroix: da notare posa ed espressione (e le tette, d'accordo :p)

La nuova libertà: sottomessa, palpeggiata e orrore! ben poco scollata
la somiglianza di posa ed espressione è notevolissima


lunedì 10 ottobre 2011

Risveglio

Donne, dirigibili e brutti contadini III capitolo

ho finalmente scritto un seguito del racconto. Su forum gw tilea sembra piacere, vedrò di continuarlo.
purtroppo continuano a mancarmi le informazioni tecniche necessarie!
Trovare libri su zeppelin e dirigibili continua a essere una ricerca vana e frustante!
Come fa la gente a NON adorare i dirigibili, non capisco. Dev'essere qualche oscuro complotto.

Sentiva il viso caldo, coperto di appiccicoso sudore. A fatica aprì gli occhi.
I raggi del sole a stento penetravano la fitta coltre di nuvole gialle.
Katherina tossì, sputando muco giallastro sul ponte.
Troppa erba? O forse erano le nuvole, gonfie degli umori dei gas asfissianti.
Si levò in piedi, strofinandosi le mani sporche di sangue secco sul vestito già sudicio. Doveva essersi addormentata sul ponte.
La pipa era rotolata poco lontano, e giaceva rotta, calpestata da qualche piede incauto.
Ne raccolse con cura i frammenti, mormorando qualche imprecazione.
Fosse stato possibile, avrebbe frustato i responsabili.
Mentre si piegava trattenne la nausea. A stento dominò il tremito alle mani brancolando per raccogliere ogni minima briciola della vecchia pipa. Maledetti bastardi...
Tentò di fumare lo stesso, sfruttando quello che restava del cannello di legno, ma il fumo si perdeva nel percorso, dissolvendosi in mille volute beffarde.
Gettò un' occhiata al suolo lontano. La terra era livida, un tappeto d'erba bruciata e annerita.
Piccole formiche nere che riconobbe dall'elmetto come soldati e operai trafficavano con cavi e catene, assicurando a terra un piccolo dirigibile rosso, dalle insegne mercantili.
Sterpi, radici divelte e crateri neri segnavano il passaggio alle terre selvagge.
Corone di filo spinato circondavano il perimetro, una striscia di terra gialla e avvizzita.
Colpa dei nuovi gas asfissianti? Pensò Katherina, con una smorfia.
- Ah il nostro capitano si è ripreso, vedo!-
La donna sospirò, riponendo in tasca i resti della pipa.
- Enrico! Efficente come sempre.-
Il sergente fece un sorrisetto compiaciuto, lisciando la giacca pulita e togliendo dalle spalline lucide inesistenti strati di polvere. Era mai possibile, pensò Katherina, esalando a stento un sospiro di sopportazione. Dovunque fosse, quell'uomo rimaneva impeccabile, racchiuso in un'uniforme di professionalità e sicurezza.
- Non è che hai una pipa di riserva, da prestare al tuo caro capitano?-
Il sorrisetto si spense.
- Fumare è sconsigliato da tutti i manuali, Katherina. Quanto a fumare erba sarebbe proibito.- Socchiuse le labbra in una severa linea di sottile intransigenza.
- Lo sai sul mio zeppelin cos'è proibito Enrico? L'imbecillità! Come il tuo caso.-
Il fiero cipiglio di Enrico divenne rosso dall'indignazione.
- Nel manuale del soldato della repubblica c'è scritto che...-
- C'è scritto che un soldato repubblicano dev'essere sincero, coraggioso, pronto a sacrificarsi anche quando è impossibile che vinca. Ah non dimentichiamo che non deve bere, fumare, scopare e un mucchio di simili altre fumanti caxxate-
Enrico strinse le mani che teneva appoggiate sul parapetto del ponte così forte che più di un'unghia si scheggiò a contatto con il legno levigato.
- Che c'è Enrico? Anche tu fumi, no? Cos'è questo improvviso rigore?-
- Sono stanco, capitano, esausto.- la voce era rabbiosa e Katherina alzò un sopraciglio perplesso al vedere il sergente così incupito.- Non capisci, perchè sei solo il capitano di questa nave, non comandi, addestri i soldati che mandi al macello.
Katherina alzò la mano e accennò qualche parola, ma Enrico rovesciava ormai un fiume in piena di parole.
- Li conoscevo quei soldati, uno a uno. Nome, carattere, storia, perfino cosa preferivano mangiare a mensa, dannazione. E tanto per cambiare li hai mandati a morire, fregandotene. E sarebbe bastato non giustiziare i prigionieri e forse la folla si sarebbe calmata, forse non avrei persò metà del plotone.-
- Ho fatto solo il mio dovere, nient'altro. E in ogni caso al porto ci forniranno nuove reclute per riempire i buchi, di che ti preoccupi? Soldatini di piombo da gettare allo sbaraglio ce ne sono sempre.-
Accennò una risata sarcastica.
Si voltò di colpo.
- Ma non capisci? Il resto del plotone è demoralizzato, con il morale a terra. Hanno perso, compagni, amici, e tu neanche una comparsata nella stiva a ringraziarli o a commemorare i caduti o...-
Katherina sospirò irritata.
- Non m'importa di fraternizzare con la truppa. Sono solo bruti senza cervello. Quanto al morale, mandali in qualche bordello di città e vedi come dimenticheranno tutto.-
- Sei come quei robot dell'Accademia. Senza emozioni.-
- Ti sbagli, invece. Se penso alla mia pipa rotta mi viene da piangere- Finse un'espressione addolorata, gli occhi sofferenti, le labbra piegate all'ingiù.
Enrico alzò gli occhi al cielo.
- Ti prego, evita la solita scenetta.-
- Dammi qualcosa con cui fumare e visiterò i tuoi uomini. Forse.-
Alla proposta Enrico sospirò prima di rovistare nelle tasche e passare alla donna vecchie carte di sigaretta d'arrotolare.
- Ehi! Avevo detto una pipa, sergente!-
- E io avevo chiesto un pò d'aiuto, non sarcasmo- ringhiò allontanandosi.
Che razza d'uomo rimuginò Katherina, tentando d'accendere una prima sigaretta. Da quando i contadini giocano al tiro a segno con catapulte costruite in casa? A questo ci aveva pensato?
Improbabile. La colpa era sempre sua, di Katherina, dell'insensibile capitano! Povero diavolo.

sabato 1 ottobre 2011

Gelida primavera


Inizio di racconto fantasy scritto qualche settimana addietro.
In attesa di limare e aggiustare la continuazione di "donne, dirigibili e brutti contadini" lo posto così integro ed essenziale.
L'ambientazione è la Bretonnia di warhammer fantasy, http://it.wikipedia.org/wiki/Bretonnia, non troppo dissimile dalla tradizionale ambientazione high fantasy.

la fin troppo gnocca emh scusate divina dama del lago^^

Gelida primavera



Giaccio, rinchiuso in questa fredda pelle di metallo.
Mi ricopre gelida in un manto d’impenetrabile acciaio.

Il respiro filtra dalla celata ornata di brina, effimero riflesso di una vita spenta.
Un fioco colpo di tosse, un sussulto del corpo torturato mi strappano dal sonno.
Serro le palpebre, contraggo i muscoli irrigiditi, costringo le vecchie articolazioni a muoversi.
L’alba illumina di un chiaro candore le cime dei pioppi, carezzando la foresta in lento risveglio, giocando strani riflessi nella vicina cascata. 


Cammino verso la cappella in rovina, le ossa che gemono sotto il peso dell’acciaio.

Il sole non riscalda, non fornisce il minimo ristoro.


Sotto le piastre sporche di verde e la cotta arrugginita il freddo continua a tormentarmi.

Custodisco la cappella da tempo interminabile.
Avevo forse vent’anni quando ebbro di gloria abbandonai terre e titoli, imbarcandomi nella sacra cerca.
Segni, presagi. Non mancarono certo. Chiari erano gli intenti della Dama, sublime la sua vista.
Di visione in delirio mi condusse alla sacra cappella. Muri scrostati dall’incuria, travi marce, paglia maleodorante.
Effigi di purezza e valore dimenticate da tempo, seppellite da ciarpame, strangolate dalla vegetazione.
Niente di più che un relitto risputato da madre natura.


Eppure chiari erano gli intenti della Dama: custodiscilo, mi ammonì più volte. 

Difendilo dalle crudeli creature del bosco. Questa sarà la tua cerca.
Per vent’anni ho custodito questo sacro luogo. 

Vent’anni di totale abnegazione, vent’anni di digiuni e preghiere.

Ho lottato contro mostri immondi più e più volte. Il mio corpo non è che un reticolo di cicatrici e muscoli nodosi.
Imprese gloriose a sufficienza per cento ballate ho compiuto. Qualcuno mai lo saprà? Ne dubito.
Non avrò figli, né nipoti che perpetuino la mia casata e allietino i miei ultimi giorni.
Nessun bardo commemorerà mai la mia scomparsa quando i corvi beccheranno il mio cadavere insepolto nel verde.
Vent’anni di automortificazione della carne, di feroce - nichilistica- autoreclusione.
Invano ho aspettato un segno, una visione, un’apparizione della Dama che mi mostrasse il passo successivo della mia gloriosa cerca.
Nient’altro se non il vecchio, beffardo insegnamento: custodisci la cappella, custodiscila con tutto te stesso.
E così ho fatto per oltre vent’anni, mentre lenta la giovinezza sfioriva e maturavano amarezza e triste rimpianto.
E dopo tanti anni non provo altro se non freddo rammarico.

Passi! Scalpiccio nella vegetazione umida.


Rumore di calzature ferrate, andatura da marcia.

A fatica mi sollevo dal pavimento su cui inginocchiato pregavo.


Dardeggio lo sguardo verso l’ingresso, mi affaccio con cautela.

Ancora nulla, devono essere lontani. 
Crack! Rumore di legna che si spezza, bestemmie soffocate.
Più vicini di quanto pensassi, dopotutto. Un lieve sorriso mi taglia la faccia.


Finalmente un po’ di sano divertimento.

Mano sulla spada, spalle e schiena rilassate, pronto a estrarre.

Scruto gli esili pioppi, aguzzo lo sguardo alla vana ricerca del nemico.

Il vento mi soccorre, portandomi odori di fumo e sudore rancido, carne marcia e feci.
Bestie, sogghigno, impugnando la spada e voltandomi in direzione del fumo.
Osceni mutanti, bestie degenerate che infestano i boschi incendiando i piccoli centri, minacciando le strade, assalendo viaggiatori e carrozze.
Pochi minuti dopo mi camminano davanti come bambini, sbucando da uno dei tanti sentieri nascosti nel sottobosco.
È un lampo di reciproco riconoscimento, un bagliore di sorpresa e pericolo.
Reagiamo all’unisono, in una mortale sincronia di spade e sangue. Mozzo la mano che vola disperata verso l’ascia in un tentativo di parata, accenno un fendente e con improvviso slancio squarcio la gola della bestia. Il gor che gli è dietro tenta d’impalarmi con una rozza lancia dalla punta in bronzo. Rido quando la punta si scheggia a contatto con l’armatura esplodendo in mille frammenti. Decapito con orribile risata il nemico e con una piroetta schivo il pesante fendente dell’ascia del terzo avversario, un robusto mutante che imbraccia una poderosa ascia a due mani.
Non c‘è tecnica nei miei colpi, né grazia. Solo desiderio di morte e annientamento.
Scivolo sul fango, vengo colpito alla spalla dall’ascia del mostro. L’impatto mi toglie il fiato, mentre lento il sangue comincia ad allargarsi sotto la cotta infranta. La vista è accecata dal sudore e da mille arcobaleni di dolore. Urlo e tento una stoccata alla cieca. La spada penetra nella carne, fuoriesce uccidendo la bestia sul colpo. 
Una mano sulla faccia, via il sudore, devo vedere l’ultima bestia, devo parare.
Arghhh... la mazza della bestia mi ferisce al petto, prima ancora che possa alzarmi, ancora inginocchiato nel fango e nel sangue.
Il pettorale attutisce il colpo, un paio di costole tremano all’impatto.
La spada, ancora incastrata nelle costole della bestia, che fare attento prova un fendente al capo, a quella distanza…
digrigno i denti e afferro l’uomobestia, gettandomi sul suo corpo, atterrandolo.
La creatura scalcia, estrae da non so dove un pugnale, lo fermo con il guanto in acciaio, la rozza arma penetra nel palmo, altro sangue, altra cicatrice, lo ignoro stringo ambo le mani attorno al collo del mostro e stringo, stringo, stringo, incurante quanto si dibatte con i suoi zoccoli, le sue urla così maledettamente umane…
Alcuni minuti e la creatura è morta, la gola nera con rivoli di bava rossa, quell'espressione di dolore così umana sul volto mostruoso.
La mia fredda armatura è lorda di sangue, umori, bava e immonde sostanze che colano dalle fenditure impregnando la cotta, i vestiti, la pelle.
Il viso è sporco di sangue nero, appiccicoso, appena sgorgato dai sacchi di sangue che ho appena forato.
E d’improvviso sento calore nel sangue che mi ricopre. Il freddo è andato, scacciato.
Il sangue è caldo e dolce al tocco e mai mi sento così vivo.